Pensioni e sanità: spesa fuori controllo nel 2010

La recessione in due anni ha provocato un deciso aumento del rapporto tra spesa previdenziale e Pil

La crisi presenta il conto al Paese. Per le pensioni e la sanità, l’Italia spenderà quasi un quarto del Prodotto interno lordo. La recessione, infatti, in due anni ha provocato un aumento del rapporto tra spesa previdenziale e Pil pari a 1,3 punti.

Secondo le previsioni questo rapporto nel lungo periodo è destinato a crescere fino al 2040 per poi incominciare e a calare, anche se in quel tempo scoppierà la “bomba” dell’inadeguatezza delle pensioni per i giovani d’oggi.
E’ questo lo scenario illustrato dalla Ragioneria generale dello Stato nel rapporto sulla spesa sociale aggiornato al 2010. Naturalmente le previsioni considerano il graduale innalzamento del requisito di età per le pensioni di vecchiaia delle lavoratrici pubbliche (da 60 a 65 anni), ma non il meccanismo per legare l’uscita dal lavoro all’allungamento della vita media. Una novità prevista da una norma dell’anno scorso, ma che entrerà in vigore nel 2015.

Riepilogando. Alla fine di quest’anno la spesa previdenziale toccherà il 15,2% del Pil, con un forte rialzo rispetto al 13,9 del 2007. Questo incremento dipende essenzialmente dal forte ridimensionamento subito dal prodotto interno lordo tra il 2008 e il 2009.

Poi tra il 2011 e il 2014 il rapporto tornerà a scendere, di poco, grazie alla possibile ripresa dell’economia e al fatto che diventeranno più severi i requisiti per la pensione di anzianità, con il sistema delle quote.

Fino al 2024, è prevista una fase di sostanziale stabilità.

Dal 2025 ai 2040 l’incidenza della previdenza sul Pil crescerà ancora, fino a raggiungere quota 15,8%. Sarà l’effetto del passaggio dal lavoro alla pensione della generazione del baby boom (i nati negli anni 60 e 70), effetto solo parzialmente contrastato dalla graduale adozione del sistema di calcolo contributivo.

Infine, nel ventennio che va dal 2041 al 2060, la tendenza si invertirà, per il passaggio a regime del contributivo e per l’esaurimento della stessa generazione del baby boom. Il rapporto tra uscite previdenziali e Pil scenderà al 13,4%. Però in quegli stessi anni per, proprio il sistema di calcolo contributivo decurterà l’importo degli assegni previdenziali, ovvero un lavoratore del settore privato con 63 anni di età e 35 di contributi, che nel 2008 con il retributivo avrebbe avuto una pensione pari al 68,7 per cento dell’ultima pensione, nel 2060 dovrà accontentarsi del 50,8.

Per le spesa sanitaria, la storia è un po’ diversa. L’incidenza sul Pil è destinata a crescere in modo abbastanza costante a causa dell’invecchiamento della popolazione: solo dopo il 2040 il ritmo di crescita si attenuerà per la graduale scomparsa dei baby boomers. Dal 6,9 del 2008 (già destinato a crescere al 7,4 quest’anno) si salirà ancora fino al 9% del 2060. Complessivamente, la spesa per sanità, pensioni ed assistenza ai non autosufficienti toccherà nel 2010 il 23,6% del Pil, percentuale destinata a sfondare la soglia del 25% tra il 2030 e il 2040.

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Pensioni e sanità: spesa fuori controllo nel 2010