Impiegate pubbliche, un anno di lavoro in più per andare in pensione

Dal 1° gennaio sarà necessario avere compiuto 61 anni per avere diritto al trattamento di vecchiaia

L’anno inizia male per le lavoratrici del pubblico impiego. Dal 1° gennaio dovranno lavorare un anno in più per andare in pensione, ovvero raggiungeranno il limite necessario per la pensione di vecchiaia a 61 anni, anziché a 60.

Infatti con il 2010 ha avuto inizio il processo di riforma del sistema pensionistico che, arrivando a compimento nel 2018, porterà a 65 anni il requisito d’età per l’accesso alle pensioni di vecchiaia delle lavoratrici del pubblico impiego.
La novità riguarda unicamente le donne e solo le pensioni di vecchiaia (sono, dunque escluse quelle di anzianità). Non viene, invece, coinvolto il settore del lavoro privato.

Il cambiamento è stato dettato da una sentenza della Corte Ue, che ha invitato l’Italia a modificare le norme del sistema pensionistico in modo da garantire la parità di trattamento, quanto a pensioni, tra uomini e donne impiegati nel settore pubblico.

Il percorso di avvicinamento tra i due sessi sarà a tappe. Se quest’anno si passerà dai 60 ai 61 anni, in futuro l’età si innalzerà di un anno ogni due, fino a raggiungere la meta dei 65 anni allo scoccare del 2018.

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