Pensioni d’oro, torna il prelievo? C’è la mozione per renderlo costituzionale

L'ipotesi di un prelievo sulle pensioni d'oro era sempre stata respinta dalla Consulta

Torna ad aleggiare l’ipotesi di un prelievo dalle cosiddette "pensioni d’oro" per contribuire a rimettere in sesto i conti pubblici italiani. Dopo la bocciatura della Corte Costituzionale al contributo di solidarietà imposto nel 2011 dal governo Letta, una mozione del M5s potrebbe ora aggirare l’ostacolo anticostituzionalità grazie ad un criterio di progressività assente in passato.

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LA BOCCIATURA DEL CONTRIBUTO – La Corte costituzionale che aveva dichiarato illegittimo il prelievo introdotto nel 2011 dal governo Letta, un "contributo di solidarietà" pari al 5% per la parte di pensione superiore a 90mila euro lordi annui e fino a 150mila euro. Oltre 150mila e fino a 200mila il prelievo era del 10% e del 15% oltre i 200mila. In seguito alla pronuncia della Consulta, l’INPS aveva poi comunicato che con la pensione del mese di febbraio sarebbe stato restituito il contributo, ossia la parte dei soldi trattenuti dal 2011 sulle pensioni d’oro, quelle superiori a 90mila euro annui a titolo di contributo di perequazione.

L’ex presidente della Corte dei Conti Giuseppe Bozzi – manco a dirlo titolare di una pensione sopra i 90mila euro – e il Gruppo romano giornalisti pensionati avevano fatto ricorso alla Corte costituzionale sostenendo che il contributo di solidarietà fosse contrario al principio di uguaglianza dei cittadini (‘art. 3 della Costituzione) perché riguardante "una sola categoria di cittadini", cioè i pensionati, "senza garantire il rispetto dei principi fondamentali di uguaglianza a parità di reddito". E contrasterebbe anche con il principio di progressività dell’imposizione fiscale (art. 53 Cost.).

E la Consulta aveva accolto il ricorso (sentenza n. 116/2013) riconoscendo una discriminazione nei confronti dei pensionati, sia pure "d’oro", rispetto ad altri redditi di pari livello. Scrivevano i giudici costituzionali: "Il legislatore ha scelto di trattare diversamente i redditi dei titolari di trattamenti pensionistici: il contributo di solidarietà si applica su soglie inferiori e con aliquote superiori, mentre per tutti gli altri cittadini la misura è ai redditi oltre 300.000 euro lordi annui, con un’aliquota del 3%, salva in questo caso la deducibilità dal reddito".

LA MOZIONE 5 STELLE – Ora come detto si torna a parlare di pensioni d’oro con una mozione presentata dal Movimento di Beppe Grillo, che prevede il sistema delle ‘imposte sostitutive’ già presenti in diverse modalità nel sistema tributario italiano. In sostanza il documento impegna il governo a ricalibrare e aumentare le aliquote sui redditi pensionistici, innalzando il prelievo sugli assegni sopra i 90mila euro in modo da ridistribuire il gettito ottenuto sulle pensioni più povere e sulle minime. Oggi, dai 75 mila euro in su si applica comunque il 43%. Ma è giusto far pagare la stessa aliquota a chi guadagna 150mila euro e a chi ne prende la metà? Secondo il M5S si possono introdurre altri scaglioni dai 90 mila euro a salire, rendendo l’imposta sempre più progressiva per rimediare agli scandalosi privilegi concessi con il vecchio sistema retributivo. La progressività tra l’altro va incontro ai rilievi della Consulta”.

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