Pensioni, meno di mille euro a 5,8 milioni di persone. Boeri: “No a blocco frontiere”

(Teleborsa) – Il presidente dell’INPS Tito Boeri traccia un quadro molto preoccupante del sistema pensionistico italiano ed entra a gamba tesa sul problema degli immigrati che vivono e lavorano in Italia, avvertendo che senza di loro il sistema sarebbe al collasso. 

Secondo il rapporto annuale INPS, presentato oggi, meno di 4 pensionati su 10 percepiscono una pensione sotto i 1.000 euro, in prevalenza donne, e più di 1 su 10 ha un assegno inferiore ai 500 euro. Nella fascia compresa fra queste due soglie vi sono oltre 4,1 milioni di pensionati, pari al 26,7% del totale e sotto il minimo quasi 1,7 milioni di percettori di pensione, pari al 10,8% del totale, per un totale di oltre 5,8 milioni di pensionati (il 37,5% del totale), Oltre i 3mila euro circa 1 milione di pensionati, pari al 6,8%.

Boeri si è scagliato contro il mancato adeguamento dell’età pensionabile agli andamenti demografici, sottolineando che “non è affatto una misura a favore dei giovani”.
Il numero uno dell’istituto ha proposto invece la fiscalizzazione di una parte dei contributi a inizio carriera, per risolvere il problema della precarietà e di fenomeni di “non occupazione” all’inizio dell’attività lavorativa.  Per Boeri si tratta di una misura che “opererebbe un trasferimento dai lavoratori più anziani e dai pensionati verso i giovani e assicurerebbe sin d’ora uno zoccolo minimo di pensione per chi inizia a lavorare”.

Boeri difende anche il ruolo degli immigrati in Italia, sottolineando che la chiusura delle frontiere rischia di “distruggere” il sistema di protezione sociale, creando un buco da 38 miliardi. Una cifra che discende da una simulazione effettuata, da cui emerge che verrebbero meno 73 miliardi di entrate contributive e 35 miliardi di prestazioni a favore di immigrati.

Per Boeri “bisogna avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno di un numero crescente di immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”. Infatti, ogni anno vi sono 150 mila immigrati in più che pagano i contributi, perlopiù giovani, che compensano la diminuzione delle nascite nel nostro paese.

Il numero uno dell’INPS ha tracciato anche un bilancio del mercato del lavoro, ricordando che nel 2016 c’è stato un boom di licenziamenti (685 mila) e che ciò non è da attribuire al Jobs Act, quanto piuttosto alle modalità di accesso alla cassa integrazione.
Il Jobs Act ha fatto anche impennare le assunzioni nel 2016 e le trasformazioni di contratti a tempo indeterminato. Un altro effetto positivo prodotto dal contratto a tutele crescenti e dall’abolizione dell’articolo 18 è la crescita delle imprese con più di 15 dipendenti. La nuova regolamentazione del lavoro ha dunque “rimosso un tappo” alla crescita dimensionale delle imprese.
E Boeri rilancia anche sul salario minimo, che avrebbe il duplice vantaggio di favorire il decentramento della contrattazione e di offrire uno zoccolo retributivo minimo per quel crescente numero di lavoratori che sfugge alle maglie della contrattazione. Iol precursore sarà il nuovo contratto di prestazione occasionale, in vigore tra qualche giorno, che fissa per legge una retribuzione minima oraria (12 euro per il datore di lavoro, 9 euro netti in tasca al lavoratore).

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