Pensionamenti anticipati: perché non stanno creando posti di lavoro

Il ricambio generazionale previsto da Quota 100 si verifica solo in alcuni settori. Penalizzate molte professioni

Rischia di essere un flop il ricambio generazionale nel mondo del lavoro previsto da Quota 100.

La riforma delle pensioni, fortemente voluta dalla Lega, nelle intenzioni doveva produrre l’ingresso di 3 nuovi assunti a fronte di 1 occupato che poteva lasciare in anticipo il posto di lavoro. Il risultato, in alcuni casi, è diametralmente opposto.

Lo certifica il rapporto dell’Osservatorio Statistico dei Consulenti del Lavoro, intitolato “Il ricambio generazionale dell’occupazione”, che elabora la classifica delle professioni sostituibili e non sostituibili. Il saldo tra nuovi assunti e pensionati in anticipo, infatti, dipende dalla professione e dal settore economico: in alcuni casi è positivo, ma in altri è pericolosamente negativo.

A fare le spese di Quota 100 è soprattutto il settore privato delle professioni qualificate, dove il ricambio generazionale è in perdita. Per quanto riguarda figure come legislatori, imprenditori, alta dirigenza, si registra un saldo di -48 mila posti di lavoro.

La stessa cifra si raggiunge analizzando il settore delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione. Male vanno anche gli impiegati (-27 mila), i conduttori di impianti, gli operai di macchinari fissi e mobili, i conducenti di veicoli (-45 mila), e i militari (-3 mila).

In questi settori i posti lasciati liberi dai pensionati sono andati in prevalenza ai lavoratori adulti con più esperienza, oppure non sono stati sostituiti affatto. Alle assunzioni, spiega il presidente della Fondazione Studi Consulenti del Lavoro Rosario De Luca, in alcuni casi è stata preferita la ristrutturazione aziendale per ridurre il personale.

Alcune professioni tecniche hanno subìto il contraccolpo della rivoluzione digitale, registrando un basso ricambio. Il saldo è negativo per quanto riguarda i tecnici del lavoro bancario (-2 mila), i segretari amministrativi, gli archivisti e i tecnici degli affari generali (meno di mille unità). La diffusione dei servizi di home banking e di pagamento on-line, ad esempio, ha provocato la riduzione del personale e la chiusura degli sportelli.

Il maggior ricambio generazionale si registra invece nelle attività commerciali e nei servizi (+358 mila), in relazione soprattutto ai lavori meno qualificati. Baristi, commessi, e così via, possono essere sostituiti con un lavoratore di qualsiasi età. Anzi, più è giovane, più costa meno. Il saldo è positivo anche per le professioni esecutive relative all’accoglienza nel settore turismo (+9 mila), a conferma della vocazione terziaria del nostro Paese.

Nessuna difficoltà di ricambio generazionale anche per i programmatori (+11 mila), i disegnatori industriali (+9 mila), gli esperti in applicazioni informatiche (+7 mila), in professioni più tradizionali ma in espansione, come i tecnici di vendita e distribuzione (+7 mila), e in professioni sanitarie riabilitative (+5 mila) come fisioterapisti, podologi, ortottisti e terapisti della riabilitazione psichiatrica.

Lo studio sottolinea come negli ultimi 23 anni si siano persi 3,3 milioni di posti di lavoro tra i giovani 15-34enni, e si sia registrato un aumento di 5,7 milioni di posti tra gli over 35. “Nel 2019 – ha spiegato il presidente De Luca – per effetto di Quota 100 un giovane su tre pensionati farà ingresso nel mondo del lavoro (circa 116 mila ragazzi under 30) in virtù di quei 314 mila richiedenti accesso al prepensionamento, stimati nella fase di avvio della misura”.

Pensionamenti anticipati: perché non stanno creando posti di lav...