Partite IVA e nuovo regime dei minimi: più facile entrare

Minimi, sale il tetto per i ricavi per tutte le categorie: per i professionisti raddoppia a 30mila euro

La Legge per TuttiLa legge di Stabilità potrebbe estendere il regime fiscale dei minimi a una platea più allargata di contribuenti che, invece, attualmente, sono tagliati fuori: lo scopo del Governo è infatti quello di rivedere le regole e i limiti fissati nella manovra dell’anno scorso che aveva penalizzato numerose partite IVA, commercianti, artigiani e professionisti.
In particolare l’Esecutivo punta ad alzare il tetto massimo dei ricavi per poter entrare nel nuovo regime dei minimi, con notevole risparmio di imposta per il contribuente: così, la soglia dei compensi massimi, attualmente pari a 15mila euro, prevista come condizione per l’accesso al regime agevolato per professionisti ed esercenti scientifiche, tecniche, sanitarie di istruzione, servizi finanziari e assicurativi raddoppierà, passando a 30mila euro.

L’innalzamento riguarderà anche tutte le altre attività e sarà di circa 5-10mila euro per singola categoria (a seconda della scelta che farà il Governo).
Quanto invece all’imposta che si dovrà pagare, questa sarà in misura fissa pari al 5% e coprirà l’Irpef e addizionali, Irap e Iva, per i primi 3 o 5 anni (anche qui non è chiara ancora quale sarà la scelta finale) per poi passare al 15%.

Non in ultimo potrebbe essere ritoccato anche il tempo massimo di permanenza nel regime dei minimi, con un allungamento degli attuali paletti (nel vecchio regime pari a 5 anni), ma tutto dipenderà dalle risorse economiche che si renderanno disponibili per allargare l’agevolazione.
La modifica al regime agevolato dovrebbe riguardare anche dipendenti e soprattutto pensionati che ancora lavorano con una partita Iva. Il limite attuale dei 20mila euro per entrare nel regime agevolato e oltre il quale viene meno la verifica della prevalenza tra redditi di lavoro autonomo e redditi di lavoro dipendente e assimilati potrebbe aumentare a 30mila euro.

Si fa strada anche nel Governo l’idea di fondere Imu e Tasi su seconde case e altri immobili, chiudendo definitivamente la sfortunata esperienza del tributo sui “servizi indivisibili”. Ad anticipare l’ipotesi è il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti.

Il matrimonio fra Imu e Tasi semplificherebbe la vita dei proprietari, che oggi sono costretti a pagare con doppi moduli e doppi calcoli quella che nei fatti è la stessa imposta con due nomi diversi. La fusione delle due imposte trova però già un ostacolo, più di “immagine” che di sostanza: oggi l’Imu ha un’aliquota massima del 10,6 per mille, a cui i Comuni, secondo il meccanismo cervellotico della doppia imposta, possono aggiungere uno 0,8 per mille di Tasi a patto di riservare qualche detrazione alle abitazioni principali. L’unione di Imu e Tasi sotto un cappello unico potrebbe allora portare l’aliquota massima all’11,4 per mille.

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