Paradosso Italia: è il paese con più siti patrimonio dell’Unesco, ma c’è poco lavoro nella cultura

Nonostante la ricchezza culturale italiana e i numerosi siti da preservare, appena il 3,4% dei lavoratori italiani è impiegato nel settore cultura.

Paradosso Italia: è il paese con più siti patrimonio dell'Unesco, ma c'è poco lavoro nella culturaLa classifica dell’Unesco parla chiaro: l’Italia è il paese più bello del mondo. È non è il sentimento di patriottico orgoglio che ogni italiano dovrebbe esprimere a dirlo, ma la classifica ufficiale stilata Unesco, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura. Lungo l’arco della penisola italiana sono 53 siti patrimonio dell’umanità riconosciuti come aree registrate nella World Heritage List, della Convenzione sul patrimonio mondiale. 53 luoghi speciali, pieni di meraviglia, bellezza, fascino identificati come luoghi di eccezionale importanza culturale o naturale.

La Cina, che segue a breve distanza il Belpaese nella importante classifica, non ne ha mai conquistato la vetta, nonostante possa fare affidamento su un territorio immensamente più grande e una popolazione numerosa più di 20 volte rispetto all’Italia. Ciò ricorda quanto il territorio italiano sia stato, anche a causa della propria storia travagliata, un luogo dove l’arte e la bellezza paesaggistica hanno sempre convissuto, influenzandosi a vicenda e restituendo, tramite geni e plasmatori del bello, opere d’arte senza tempo incastonate in uno scenario unico al mondo. Un luogo bellissimo, pieno di cultura, denso di meraviglia dove però paradossalmente gli italiani stentano a trovare lavoro proprio in quell’ambito che dovrebbe essere ricco di custodi di bellezza.

Secondo le analisi dell’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, l’Italia è appena al 19esimo posto, su 28 tenuti in considerazione, nella classifica che calcola il numero di persone impiegate in settori che sono legati alla cultura. Solo il 3.4% della popolazione italiana è impiegata in lavori che dovrebbero essere basilari per un Paese che può contare su migliaia di siti di interesse eccezionale. Il rapporto realizzato da Eurostat considera “lavori culturali” anche quelle mansioni dove l’impiegato non svolge nello specifico un lavoro culturale. Giornalisti, artisti, musicisti, interpreti, custodi dei musei, archeologi, bibliotecari, sono solo alcune delle professioni tenute in considerazione. Un dato allarmante che peggiora se si prende in considerazione la fascia d’età dai 15 ai 29 anni. Nella classifica che tiene in considerazione i giovani la situazione peggiora nettamente e si raggiunge la terzultima posizione.

Il numero di laureati impiegati in lavori che hanno a che fare con lo sterminato patrimonio culturale italiano non superano il 50%, peggio fa solo Malta. Dati nettamente in controtendenza rispetto alla tendenza europea: sono 8,4 milioni gli impiegati in attività culturali. In testa ci sono l’Estonia e il Lussemburgo che raggiungono una quota di occupati nel settore cultura del 5.3%

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