I paradossi del pacchetto sicurezza

Intercettazioni a rischio

Se la sicurezza è una priorità assoluta non bisognerebbe privarla di strumenti che si sono rivelati fondamentali. E’ il caso delle intercettazioni telefoniche, un mezzo di indagine che ha permesso di stroncare manovre criminali di ampia portata. Il caso più recente è quello della clinica S. Rita di Milano. Eppure il governo – per contrastare un uso illegittimo di questo strumento investigativo – ha varato un disegno di legge che restringe enormenente il campo delle intercettazioni, che potranno essere utilizzate solo per i reati di mafia, terrorismo e “di altissimo allarme sociale”. Dovranno anche essere svolte per un tempo limitato. Come sostiene l’Associazione Nazionale Magistrati, verranno esclusi “reati gravissimi quali il sequestro di persona, l’estorsione, la violenza sessuale, lo sfruttamento della prostituzione, la rapina, il porto abusivo di armi, il furto in appartamento, la bancarotta fraudolenta, l’associazione per delinquere semplice (vale a dire tutte le organizzazioni criminali non “mafiose’)”.

Violenza sessuale, repressione senza soldi

Il Ministro alle Pari opportunità Mara Carfagna, in ossequio al suo nuovo ruolo istituzionale, si è mostrata sensibile a un altro aspetto della sicurezza, forse meno esplosivo ma subdolo e diffuso: lo stalking, cioè le molestie reiterate e persecutorie. E’ suo il disegno di legge che prevede l’introduzione di questo nuovo reato: pene fino a 4 anni, con aggravanti se il molestatore è marito o convivente (anche ex) e se la vittima è minorenne. Se la molestia sfocia in omicidio è previsto l’ergastolo. Apprezzato da più parti, questo provvedimento non sembra però molto coerente col taglio di 20 milioni di euro al fondo per il sostegno alle vittime della violenza contro le donne (istituito con la Finanziaria 2008), taglio previsto dall’attuale governo per finanziare interventi fiscali (Ici, detassazione straordinari, ecc.).

Tagli anche per l’esercito in piazza

A mali estremi estremi rimedi. Quella di utilizzare l’esercito nelle città con compiti di ordine pubblico non è un’idea nuova: fu usata nella lotta alla mafia dal 1992, all’indomani delle stragi Falcone e Borsellino, al 1998, in quella che fu chiamata operazione “Vespri siciliani”. Viene ora riproposta per compiti di pattugliamento nelle aree a rischio e in orari notturni. Saranno 2.500 i militari a disposizione del Ministro degli Interni. Si può essere d’accordo o meno con un provvedimento “forte” come questo, ma non si può non domandarsi come mai, contemporaneamente, la manovra finanziaria preveda un taglio delle risorse destinate alla professionalizzazione delle Forze armate che sarà del 7% per il 2009 e del 40% a decorrere dal 2010.

(Angelo De Marinis)

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