Palestre e piscine ancora chiuse, a rischio 120mila posti

Il Cts è contrario alle riaperture e i tempi si allungano. Lo slittamento pesa su un settore da 10 miliardi di fatturato all’anno

Dopo il no agli impianti sciistici, slitta ancora una volta la riapertura di piscine e palestre. Mentre il nuovo Dpcm prende forma, la linea del governo Draghi rimane improntata alla cautela. La preoccupazione principale è quella delle varianti: la mutazione inglese rappresenta più del 30% dei contagi in Italia ed entro metà marzo, secondo l’Istituto superiore di sanità, sarà quella predominante nel nostro Paese.

E così si allontana la data in cui si potrà tornare ad andare nelle palestre, in piscina e nei centri sportivi al chiuso. Secondo le indicazioni degli esperti del Cts, che hanno risposto alle richieste del governo, palestre e le piscine potranno riaprire soltanto quando il numero dei contagi sarà di 50 persone per centomila abitanti, ovvero lo scenario che permetterebbe alle regioni che riuscissero a raggiungerlo di passare in fascia bianca.

Nelle prossime settimane gli indicatori potranno essere eventualmente rivisti anche per programmare uno scaglionamento degli ingressi nelle strutture sportive, ma al momento gli scienziati non ritengono di poter concedere il via libera.

Palestre e piscine chiuse, a rischio un settore che coinvolge 120mila operatori

Lo slittamento della riapertura di palestre e centri wellness mette a rischio un settore che a livello nazionale coinvolge 120mila operatori in oltre 16mila strutture da nord a sud della Penisola.

Il comparto del wellness, fra aziende, associazioni e cooperative sportive, vale circa 10 miliardi all’anno di fatturato e nell’ultimo anno da quando è scoppiata l’emergenza Covid – evidenzia l’analisi dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) – ha potuto lavorare solo 6 mesi con perdite economiche rilevanti, appassionati in attesa di poter riprendere l’attività, istruttori a casa e macchinari e spazi inutilizzati. Le conseguenze del blocco rischiano di farsi sentire a lungo anche in caso di riapertura immediata considerato che – sottolinea Uecoop – ci sono da smaltire gli abbonamenti sospesi e non usufruiti attivati prima del lockdown dell’attività.

Fra i 20 milioni gli italiani che praticano una qualche forma di sport 1 su 4 (25,2%) si dedica a ginnastica, fitness, body building o aerobica – spiega Uecoop – il 23% gioca a calcio e più del 21% è appassionato di sport acquatici, secondo Istat. Con il blocco anti contagio questa popolazione di atleti più o meno allenati si è rassegnata al divano o ha dovuto trovare soluzioni alternative come – sottolinea Uecoop – creare mini palestre private in cantina o in salotto e facendo balzare verso l’alto i prezzi delle attrezzature.

Boom degli attrezzi fai da te, impennata dei prezzi

La spesa per una piccola postazione domestica per il fitness – evidenzia Uecoop – è arrivata a 457 euro con aumenti del +57,5% per i manubri con i pesi, del +30% per la panca e del +58,5% per la cyclette. Se poi si verificano diversi siti – sottolinea Uecoop – per la stessa tipologia di prodotto le differenze sono ancora più forti: 2 manubri in ghisa passano da 40 a 160 euro o i dischi dei pesi da 5 chili balzano da 7,50 euro a 44 euro.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Palestre e piscine ancora chiuse, a rischio 120mila posti