“Pagato per non lavorare, ora basta”. Lo sfogo del prof con il ministro Fedeli

Lo sfogo di un insegnante di filosofia: "Sono parcheggiato qui e non sanno cosa farmi fare"

“Vado a scuola per 18 ore a settimana, timbro il cartellino, passo dai bidelli per vedere se mi hanno assegnato qualche sostituzione. Se non è così, mi siedo in sala professori e aspetto. Questa è la mia vita, da quattro mesi a questa parte”. È lo sfogo amaro di Daniele Costantino, 42 anni, insegnante di filosofia di scuola superiore, originario del Palermitano ma da anni residente in Piemonte per motivi di lavoro.

“Ogni mattina alle sei, quando mi sveglio, spero di uscire da un incubo. Mi illudo che sia ancora il 13 agosto, quando dovevano uscire i risultati delle richieste di trasferimento. Poi mi alzo, guardo fuori: è buio, fa freddo. Guardo la data sul telefono. E realizzo che è vero: anche oggi andrò a scuola per non sapere cosa fare”.

Daniele non può insegnare: dopo il trasferimento era risultato in una classe diversa di quella dei professori di storia e filosofia. Questo perché era stato inserito tra i professori di potenziamento, ovvero i docenti aggiuntivi che si occupano di ampliare l’offerta formativa attraverso lezioni extra e corsi di recupero. Una figura professionale introdotta dalla riforma della Buona Scuola due anni fa, che però sembra positiva solo sulla carta.

In realtà Daniele vede sfumare le prospettive di un incarico davvero produttivo e utile. Giorno dopo giorno tutto si riduce allo “stare a disposizione per 18 ore a settimana, senza un progetto e senza un posto né un compito precisi”. Una posizione frustrante per chi ha voglia di svolgere il lavoro per il quale si è preparato e che ama. “In pratica solo qualche supplenza, intervallata da sporadiche attività extrascolastiche come il cinema o delle manifestazioni, poi l’accompagnamento delle classi nelle uscite programmate”. A volte si aggiunge la disponibilità di qualche collega “impietosito dalla situazione” a fargli fare un intervento nella sua classe.

La situazione diventa insostenibile e Costantino scrive alla ministra Fedeli, al presidente del Consiglio Gentiloni e al Capo dello Stato Mattarella. “Avevo chiesto solo il trasferimento a Torino, non di andare all’Alfieri e tantomeno di essere inserito nel potenziamento. Dopo tanti anni di servizio e master mi sento abbandonato, chiedo solo di tornare a insegnare, anche in un altro istituto”.

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