PA e scuola, per il rinnovo del contratto la coperta è troppo corta

(Teleborsa) – Dopo l’ipotesi del metodo Robin Hood, caldeggiato in estate dal Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia, che prevede di assegnare incrementi minori ai lavoratori che sono più avanti nella carriera o percepiscono stipendi più alti, ora si fa largo la possibilità di incentivare maggiormente solo coloro che hanno dimostrato sul campo di meritare gli aumenti pieni.

Il sindacato della scuola Anief dice “no” a entrambe le ipotesi.

Assegnare 85 euro di aumento solo a una parte dei dipendenti pubblici a partire dal milione di lavoratori, docenti e Ata, della scuola: è la possibilità che si starebbe facendo largo in seno al Governo, per trovare una soluzione allo scarso finanziamento pubblico per il rinnovo contrattuale della Pubblica amministrazione. 

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief “questi balletti di ipotesi cui stiamo assistendo hanno un comune denominatore: rimediare alla coperta corta, anzi cortissima, che è stato deciso d’inserire nella Legge di Bilancio, ovvero meno di 3 miliardi di euro complessivi, al netto dell’ultimo incremento di 1,6 miliardi da ratificare con la prossima Legge di Stabilità. È una cifra molto al di sotto di quella necessaria per dare ai lavoratori statali uno stipendio adeguato non solo alle prestazioni lavorative ma anche alle necessità del vivere quotidiano, visto che in pochi anni il costo della vita ha sovrastato il valore delle loro buste paga”.

Sono cifre ben più consistenti – continua Pacifico -. “Abbiamo calcolato non meno di 12 miliardi. Solo con questo intervento si avrebbero 110 euro al mese da settembre 2015 per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale, come confermato dalla Consulta. In tal modo, si arriverebbe ad adeguare il 50 per cento del costo della vita registrato dal 2008. Poi ci sono altri 110 euro di vero aumento, così da recuperare in toto il 14 per cento d’inflazione degli ultimi dieci anni. Una volta assegnate queste somme, quindi, soltanto a partire da 220 euro al mese in più, allora si potrà discutere di sfornare una quota al merito. Sempre a patto di scelte condivise con i lavoratori coinvolti”.

Anief – conclude Pacifico – ha predisposto formale diffida al Miur, “bloccando in questo modo anche la prescrizione, sempre in attesa dell’esito del giudizio della Consulta: l’obiettivo del ricorso è recuperare il 7% dello stipendio da settembre 2015, come già confermato dalla Corte Costituzionale. Appare invece inutile ricorrere contro il blocco del contratto dopo la sentenza della Corte Costituzionale”.

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