Gli ospedali si svuotano, mancano infermieri e dottori: gli effetti indesiderati di quota 100

Sanità pubblica, mancano infermieri e dottori: l'allarme dopo l'entrata in vigore della Quota 100

Mancano infermieri e dottori negli ospedali e, con l’entrata in vigore della Quota 100, i pensionamenti anticipati rischiano di peggiorare la situazione.

Le ultime riforme in ambito pensionistico hanno permesso al personale impiegato negli ospedali di poter anticipare la propria uscita dal lavoro quest’anno. Tutti i soggetti in possesso dei requisiti richiesti e in regola con gli anni contributivi, dunque, hanno avuto la possibilità di presentare domanda per la pensione anticipata.

A quelli che già sanno che potranno ricorrere a Quota 100 per poter andare in pensione prima, inoltre, si aggiungeranno anche quelli intenzionati a presentare domanda (e che lo faranno in futuro). Questa situazione, secondo la la Fiaso (federazione delle aziende ospedaliere), avrà inevitabilmente delle ripercussioni negative sul Sistema Nazionale Sanitario perché, di fatto, contribuirà a far diminuire ancora di più il numero di dottori, infermieri e operatori che operano all’interno delle strutture clinico – ospedaliere.

“Quota 100 rischia di far aumentare del 24% i pensionamenti anticipati del personale sanitario”, ha dichiarato Carlo Ripa di Meana, presidente della federazione. Lo stesso poi ha fatto leva sulle conseguenze negative dei pensionamenti anticipati nel settore sanitario che, secondo lui, accentueranno le “criticità già esistenti” e metteranno “in discussione l’offerta assistenziale”.

Quello che si potrebbe verificare, a questo punto, è che il servizio pubblico stenti a far fronte ai bisogni dei pazienti, tanto da rischiare di essere interrotto. Per scongiurare questa ipotesi, dunque, bisogna intervenire e mettere sul tavolo delle soluzioni in grado di contrastare il problema.

Visti i tempi spesso lunghi dei concorsi pubblichi, per esempio, la Fiaso ha proposto di rivedere il sistema dei percorsi di specializzazione, tramite un aggiornamento che permetta alle aziende sanitarie di stipulare contratti senza dover aspettare l’uscita di bandi pubblici.

In questo modo le varie realtà ospedaliere andrebbero a coprire le carenze di personale quando e se si crea la necessità e, cosa più importante, sarebbero in grado di contrastare la mancanza di dottori, infermieri e operatori sanitari assumendo direttamente professionisti (senza concorso), che si vadano ad aggiungere ai colleghi reclutati con le selezioni pubbliche.

Per far fronte alle emergenze, inoltre, è stato anche chiesto di valutare la possibilità di assegnare incarichi libero- professionali al personale sanitario. Si tratterebbe di accordi stipulati per un periodo stabilito, tale da coprire ogni tipo di necessità.

Da non sottovalutare, in fine, è il problema legato agli bassi stipendi. Fiasco, in una recente indagine, ha specificato che “Il 52% dei neo assunti e il 38% dei senior vorrebbe cambiare azienda per condizioni e guadagni migliori, anche se giudicano gratificante la propria attività”.

Questo vuol dire che non bisogna sottovalutare interventi che puntino a migliorare le condizioni economiche e contrattuali del personale in ospedale. Dei lavoratori soddisfatti sono anche quelli che non abbandonano l’azienda di punto in bianco quando hanno di meglio. Vale per il mondo sanitario come qualsiasi altro settore, e questo bisogna capirlo.

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