Lavoro, bocciati gli open space – Concepito come uno spazio libero è diventato un luogo rumoroso con postazioni prive di privacy. Con effetti su efficienza e produttività

Concepito come uno spazio libero è diventato un luogo rumoroso con postazioni prive di privacy. Con effetti su efficienza e produttività


Il modello open space nell’ambiente di lavoro è nato come un’evoluzione dell’ufficio monolitico tradizionale, struttura angusta e poco flessibile. Privo di pareti e muri divisori, funzionale e dinamico, l’open space è uno strumento estremamente interessante che propone un approccio alla gestione dei gruppi di lavoro, innovativa rispetto ai metodi consueti. Non è solo una questione di arredamento di interni e di design. L’open space sembra diventato uno spazio a misura di caos. Non esiste una marcata separazione tra gli spazi, le scrivanie non sono irragiungibili a vista d’occhio. Tutto può essere “controllato”. E’ uno dei principi del work flow office.

Il sistema di azione e di arredi mobili venne proposto da Robert Propst come risposta a un sogno: creare un ambiente di lavoro che non isolasse il lavoratore, ma anzi lo mettesse in costante reazione con il mainstream aziendale. Ma i problemi sembrano sopravanzare i benefici. Già secondo un rapporto Gartner-Group del 2003, il dipendente medio americano perdeva il 30-40% del tempo in “compiti non a valore aggiunto relativi ai documenti“, come per esempio ritrovare le carte necessarie.

I fastidi maggiori riguardano l’inquinamento acustico. Le sorgenti di rumore maggiormente disturbanti, secondo uno studio sono i colloqui e le discussioni che si intrattengono, anche in maniera frivola tra i colleghi. Le fonti di rumore che molestano le attività lavorative derivano dai telefonini cellulari, che trillano in continuazione con le suonerie più balzane, visto che la vibrazione viene disinserita. Altri elementi che fanno perdere la concentrazione sono gli impianti di condizionamento per il 15%, le macchine da ufficio (13%) e i rumori provenienti dall’esterni (13%).   
Open space e  informatica, creano un mix ortemene deleterio per il sistema nervoso, centrale o periferico che sia. Per ciascuno degli interpellati, inoltre è il vicino di banco a essere contattato per qualsiasi richiesta.  (SONDAGGIO) 

L’open space ha tradito le premesse e introduce disturbo. Anche brusii e via vai si ripetono irregolarmente e generano fastidio. Il work flow office alimenta stress, riduce la produttività. Anziché costruire la socialità la distrugge, creando rapporti  unidirezionali, con il proprio computer. Altro che rivoluzione, è un inferno.

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