Olio di oliva, obbligatori i tappi antirabbocco nei ristoranti. Sanzioni fino a 8 mila euro

Nuova normativa Ue sull'etichettatura delle bottiglie d'olio. E possibile arrivo dei tappi antirabbocco per i ristoranti

Etichetta trasparente e tappo antirabbocco d’obbligo. Contro le truffe dell’olio ‘tarocco’, entra in vigore la legge europea 2013 bis approvata dal Parlamento e pubblicata in Gazzetta Ufficiale (GU n. 261, Suppl. Ordinario n. 83, art 18).
Il provvediemnto prevede che gli oli di oliva vergini sulle tavole di ristoranti e trattorie, fatti salvi gli usi di cucina e di preparazione dei pasti, devono essere presentati in contenitori etichettati conformemente alla normativa vigente, forniti di idoneo dispositivo di chiusura in modo che il contenuto non possa essere modificato senza che la confezione sia aperta o alterata e provvisti di un sistema di protezione che non ne permetta il riutilizzo dopo l’esaurimento del contenuto originale indicato nell’etichetta.

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La legge – riferisce la Coldiretti – prevede anche sanzioni per chi non userà oliere con tappo antirabbocco che vanno da 1 a 8mila euro e la confisca del prodotto. Le novità per il prodotto simbolo della dieta mediterranea non si fermano, però, al tappo antirabbocco. Sarà infatti obbligatorio fornire anche le indicazioni sull’origine delle olive in modo chiaro e leggibile (addio a diciture in caratteri minuscoli nascoste sul fondo della bottiglia!).
Riporta il testo del provvedimento: "L’indicazione dell’origine delle miscele di oli di oliva originari di più di uno Stato membro dell’Unione europea o di un Paese terzo, deve essere stampata ai sensi dei commi 2 e 3 del presente articolo e con diversa e più evidente rilevanza cromatica rispetto allo sfondo, alle altre indicazioni e alla denominazione di vendita".

Nel corso degli ultimi anni diversi regolamenti Comunitari hanno dato disposizioni precise sulle modalità più opportune per commercializzare l’olio di oliva, con l’obiettivo di tutelare i consumatori. Ma truffe e contraffazioni legate all’olio di oliva sono continuate a dilagare: il rapporto agromafie 2013 denuncia che  sono state registrate frodi nel 50 per cento dei campioni, mentre un blitz dei Nas ha appena eseguito l’ennesimo sequestro: a Salerno, 1600 litri di sedicente olio extra vergine locale, in taniche prive di etichettatura, vendute al pubblico a un prezzo raddoppiato rispetto al prodotto proveniente dalla grande distribuzione che realmente contenevano.

Oggi più che mai, mentre olivocoltori e frantoi patiscono un’annata veramente difficile – il 2014 registra un crollo della produzione del 35 per cento -, occorre vigilare su contraffazioni e frodi.
Etichetta e tappo antirabbocco sono misure importanti, ma non basta. Il richiamo – precisa la Coldiretti – in particolare, è alle norme sul funzionamento del mercato e della concorrenza: dalla previa autorizzazione del Ministero delle Politiche agricole all’ammissione al regime di perfezionamento attivo nel caso di acquisto dai Paesi extra UE di miscele di olio fino alla disciplina contro il segreto, che contempla l’accesso ai documenti degli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera delle informazioni detenute attraverso collegamenti a banche dati elettroniche.
 
L’Italia è il primo importatore mondiale di oli di oliva che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all’estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri.

Con il nuovo provvedimento in vigore sarà inoltre possibile verificare con maggiore facilità nella parte frontale della bottiglia le caratteristiche dell’olio e la sua origine. Inoltre la tipologia degli oli vegetali dovrà essere chiaramente indicata (es, olio di colza, di palma …) senza fraintendere e ingannare il consumatore.

Siamo ancora lontani dal garantire una completa tracciabilità di uno dei fiori all’occhiello della dieta mediteranea, ma qualcosa si muove nella direzione di una maggior tutela.

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