Occupazione, 200mila posti a rischio

Il rapporto della Cisl lancia l’allarme: situazione difficile soprattutto nel manifatturiero

L’allarme arriva dalla Cisl. Da aprile 2008 fino alla fine del 2009 sono stati persi 659mila posti di lavoro (- 2,8%) di cui più della metà, 350mila, solo nell’industria manifatturiera mentre altri 200mila sono a rischio. Nei prossimi tre anni le pressioni sul lavoro non cesseranno, anzi molte imprese non beneficeranno della ripresa. A causa dei ritardi strutturali solo un terzo delle aziende saranno in grado di approfittare del rilancio dei consumi a livello internazionale.

E’ questo il contenuto del rapporto Industria 2010 della Cisl, presentato in questi giorni dal numero uno Raffaele Bonanni, e dal segretario confederale Luigi Sbarra.
Secondo la Cisl per quanto riguarda il 2010, le stime provvisorie evidenziano un ulteriore calo del numero degli occupati complessivi, pari a febbraio a 22 milioni 806 mila unità, segno che la crisi sta riducendo ancora i livelli d’occupazione.

Nella mappa della crisi le regioni più colpite sul fronte occupazione sono quelle del Nord: la Lombardia, che ha il 25,2% degli occupati e il 31,9% delle ore di cassa, e il Piemonte, con il 9,9% degli occupati ed il 17,5% delle ore di cassa integrazione. In sofferenza anche il Lazio, con il 4,9% di occupati e il 7% delle ore di Cig mentre al Sud sono in difficoltà la Puglia, con il 3,9% di occupati ed il 5,7% delle ore di cassa e la Basilicata, con lo 0,6% di occupati e l’1% delle ore di cassa. Tra i settori pi colpiti emerge quello metallurgico che denuncia un aumento pi che esponenziale di ore autorizzate di Cig, ordinaria e straordinaria, con un impressionante più 854,7%. A seguire quello meccanico (+411,1%), poi il settore del legno (+363,3%) e infine il comparto chimico (+308,1%).

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Occupazione, 200mila posti a rischio