Nuovo DPCM, cresce lo scontento: Conte ci ripensa?

Viminale teme escalation di tensione, protestano le opposizioni, fibrillazioni anche all'interno della maggioranza: il Governo prepara la retromarcia?

Che la strada dell’ultimo DPCM presentato dal Presidente del Consiglio Conte appena due giorni fa avrebbe avuto vita difficile era piuttosto prevedibile. In scia al preoccupante aumento della curva dei contagi che negli ultimi giorni è tornata a salire, sfondando anche quota 20mila, il Governo si era trovato davanti ad un drammatico bivio, come ha ammesso lo stesso Premier in conferenza stampa.

“Tutelare la salute per tutelare l’economia”: queste le parole usate per cercare di far meglio digerire le ennesime restrizioni in un momento in cui diversi settori stavano provando a rialzare la testa.

Fatto sta che in poche ore è montata la protesta in diverse città d’Italia, da Nord a Sud: al netto della manifestazione di Napoli  strumentalizzata da una frangia di violenti che nulla aveva a che vedere   con le categorie che sono state più colpite dalla crisi di questi mesi, il Viminale teme l’escalation di tensioni. 

Nel frattempo, attorno al Presidente del Consiglio sale il pressing degli scontenti e la parola d’ordine è dialogo. Oggi incontrerà le associazioni dei lavoratori interessati dalle nuove chiusure. In particolare, dalle 11 in poi, vedrà i vertici di Confcommercio, Confesercenti, Anica, Agis, Anec e i rappresentanti delle associazioni di palestre e piscine.

L’opposizione, come da copione,  incalza, con il leader della Lega Matteo Salvini che affonda: “Chiudere teatri e palestre, cinema e piscine, bar e ristoranti non ridurrà i contagi o salverà vite, ridurrà alla fame milioni di lavoratori”.

Ma come sempre c’è da fare i conti con il fuoco amico. I primi scricchiolii – tanto per cambiare – arrivano da  Italia Viva, con Matteo Renzi pronto a chiedere alcune modifiche al DPCM. Ma c’è di più: secondo alcune indiscrezioni anche in ambienti Cinquestelle c’è chi pensa che la chiusura di bar e ristoranti sia una follia. Insomma, non è da escludere che a stretto giro possa arrivare una piccola retromarcia.

“Misure drastiche per salvare il Natale”, aveva scandito il Premier. C’è da chiedersi, allora, se un eventuale passo indietro con relativo allentamento delle restrizioni possa farci davvero farci rischiare grosso.

Ieri, intanto, ha parlato chiaro  Walter Ricciardi, professore ordinario di Igiene all’Università Cattolica del Sacro Cuore e consigliere del Ministro della Salute ha parlato di misure non sufficienti: “La via da seguire è quella delineata da una ricerca dell’Università di Edimburgo, pubblicata su Lancet la scorsa settimana è necessario un altro lockdown”. 

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