Confesercenti, ricorso contro il Dpcm per riaprire i centri commerciali

La battaglia dell'associazione che rappresenta le imprese italiane del commercio, del turismo e dei servizi, dell'artigianato e della piccola industria

La Confesercenti ha depositato un ricorso al Tar del Lazio contro le chiusure obbligatorie dei centri commerciali nei fine settimana nelle Regioni gialle stabilite dal Dpcm entrato in vigore il 6 novembre. L’associazione ha chiesto la sospensione del provvedimento, ritenuto “irrazionale” perché negozi della stessa tipologia, all`esterno dei grandi magazzini, possono restare aperti.

Come accaduto per i rappresentanti dello spettacolo, anche quelli del commercio hanno sottolineato come su tutto il territorio nazionale non sia stato segnalato “un solo focolaio che si sia sviluppato all`interno di un centro commerciale“.

“Riaprire i centri commerciali”: le ragioni di Confesercenti

Secondo Confesercenti la chiusura dei negozi nei centri commerciali potrebbe essere anche controproducente sotto il profilo della sicurezza, in quanto la chiusura solo di alcuni esercizi determinerebbe – per l’associazione – un proporzionale rischio di maggiore affollamento presso quelli che vendono i medesimi prodotti e rimangono aperti.

Senza dimenticare che, anche sotto il profilo concorrenziale, lo spostamento della clientela potrebbe poi diventare “definitivo”, a prescindere dalla chiusura durante l’emergenza.

I numeri drammatici di Confesercenti

Confesercenti, in audizione alla commissione Attività produttive della Camera sul tema del rilancio del commercio, ha poi aggiunto che in generale il settore sta perdendo 50 milioni di euro al giorno a causa delle restrizioni imposte dal Dpcm.

Le stime parlano di una riduzione della spesa per i consumi, nel solo 2020, dell’8,9%, per aumentare nel 2021 del 4,9%. Alla fine del prossimo anno il vuoto di consumi rispetto al 2019 sarà dunque di oltre 45 miliardi, con una perdita di Pil del 2,7%.

Intanto gli imprenditori bresciani hanno formalmente chiesto al governo di escludere la provincia dalla zona rossa lombarda, dicendosi pronti a condividere i 21 criteri che determinano la scelta del ‘colore’ di una zona, ma per un singolo territorio: ossia, vogliono essere valutati a parte e non nel contesto regionale.

Sentimento analogo a quello della Toscana, arancione. Le piccole imprese della Regione sono in difficoltà, come spiegato da Confartigianato Firenze, che ha lanciato un allarme via social con la campagna #LeCasseSonoVuote, postando foto dei registratori di cassa vuoti degli artigiani per segnalare il crollo degli affari patito nell’ultimo periodo.

Non si tratta di una protesta contro la zona arancione, “ma per l’approssimazione e l’inadeguatezza che sta mostrando questo governo nel venire incontro alle esigenze delle imprese e aiutarle ad affrontarle questa situazione economica critica”.

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