Nuove regole sul lavoro: crescono le partite Iva

Nuove regole sul lavoro, nuovo scenario: il numero dei lavoratori autonomi aumenta rispetto a quelli assunti con contratto

Lavoro dipendente e partite Iva: due forme di lavoro molto diverse tra loro, ciascuna con i suoi pro e i suoi contro. Cosa sta accadendo nel Bel Paese a tal proposito? Con l’introduzione delle nuove regole sul lavoro, sta cambiando lo scenario e (a quanto pare) aumenta il popolo dei lavoratori autonomi.

La tematica “lavoro” in Italia è un po’ una spina nel fianco, una questione che ancora oggi non è riuscita a trovare una soluzione definitiva. Tra talenti che lasciano la nazione alla ricerca di opportunità migliori, la sempre presente crisi, un’offerta minore rispetto alla domanda, la fotografia scattata mostra tratti ancora un po’ sbiaditi.

Inoltre, le aziende spesso non riescono a trovare le figure professionali di cui necessitano per mancanza delle competenze richieste. Si tratta di un “buco” avvertito già da molto tempo e che potrebbe essere risolto potenziando la formazione e creando percorsi di studio ad hoc per apprendere quelle nozioni e quelle competenze richieste sul mercato.
Nel frattempo, con le nuove regole sul lavoro in vigore dal 1° novembre 2018, stanno cambiando anche le dinamiche occupazionali delle aziende.

Se da una parte, il lieve miglioramento registrato sul tasso di occupazione lascia ben sperare, è anche vero che l’Italia resta comunque distante dall’obiettivo del 75% nella strategia Europa 2020. Il tasso di occupazione attuale a marzo è salito, raggiungendo il 58,9%. Rispetto a marzo 2018, marzo 2019 vede l’occupazione crescere di 114.000 unità per i contratti a tempo determinato e per il lavoro indipendente.

Lavoro in Italia: lo scenario

Stando ai dati diffusi dall’Istat, nel mese di febbraio l’occupazione ha subìto un calo di 33.000 unità sul mese e stanno diminuendo anche i rapporti di lavoro a tempo. A questa situazione se ne contrappone un’altra: aumentano le partite Iva che nel mese di febbraio hanno visto infatti un incremento di 30.000 unità al mese.

Questa situazione è stata confermata anche dai dati relativi al mese di marzo: se da una parte i rapporti di lavoro a tempo sono quasi pari a zero (sul mese), dall’altra i lavoratori autonomi hanno registrato un +14.000 occupati. Ad avere più difficoltà sono i giovani e la fascia che comprende i lavoratori tra i 35 e i 49 anni. Proprio questi ultimi hanno perso circa 150.000 occupati nel corso di un anno.

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