La Nuova Zelanda apre le frontiere e offre lavoro per raccogliere kiwi

In Nuova Zelanda il mancato raccolto dei kiwi potrebbe danneggiare l’economia

Se vi piacciono i kiwi potreste andare incontro a una delusione: in Nuova Zelanda stanno per esserne sprecati in gran quantità.

La Nuova Zelanda è uno dei paesi dove la produzione di kiwi raggiunge quantità notevoli. Questi sono esportati nel resto del mondo e, soprattutto negli ultimi anni, il paese si è trovato a dover soddisfare una crescente domanda proveniente dall’estero. Il 2018 però, potrebbe essere un’annata poco soddisfacente per la Nuova Zelanda. Il governo, infatti, ha difficoltà a trovare persone che vadano a raccogliere i kiwi che stanno maturando: e, allo stato attuale, c’è la paura che rimangano sugli alberi, andando a male e rovinando il raccolto. Per questo lavoro servono circa 1.200 persone che si mettano a prendere e confezionare 20 milioni di vassoi di kiwi. Eppure nella regione ci sono 6mila disoccupati. Perché non vogliono cimentarsi con il raccolto dei frutti?

La risposta è molto semplice: le persone non vogliono raccogliere kiwi in Nuova Zelanda perché il lavoro è pagato poco. L’offerta, per questo tipo d’impiego, è di 17 dollari neozelandesi l’ora, che equivalgono circa a dieci euro. Non solo. Le spese di vitto, alloggio e trasferimento dei manovali sono tutte a carico dei lavoratori stessi. Se ci aggiungiamo che è un compito stagionale della durata di dodici settimane ecco che si capisce perché in molti preferiscano fare altro piuttosto che andare a raccogliere kiwi.

Eppure questo mancato raccolto potrebbe essere un gran disastro per la Nuova Zelanda. Negli ultimi dieci anni, infatti, la domanda di kiwi è aumentata moltissimo e la produzione è cresciuta – solo nel 2018 – del 19%. Gli economisti hanno stimato che entro il 2030 i kiwi incideranno sul Pil del 135%, generando profitti pari a 2,04 miliardi di dollari e creando lavoro per più di 14mila persone.

Come fare per sopperire a questo problema? Il governo della Nuova Zelanda sta ideando un piano B e sta decidendo di aprire le frontiere ai lavoratori stranieri. Che, come nel caso dell’Australia, non sono tollerati sempre benissimo. In questo modo – forse – i kiwi della Baia dell’Abbondanza saranno salvi. E così anche l’economia del paese.

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