Non solo Embraco: ecco perché le aziende scappano all’estero

Embraco è solo l'ultima realtà ad aver scelto di chiudere la produzione in Italia e fare le valigie per l'Est

 

Embraco, l’azienda brasiliana del gruppo Whirlpool che ha deciso di licenziare 500 persone nel suo stabilimento a Riva di Chieri (Torino) e di trasferire la produzione di compressori per frigoriferi in Slovacchia, è solo l’ultima realtà ad aver scelto di chiudere la produzione in Italia e fare le valigie per l’Est.

DUMPING FISCALE – Il motivo? Delocalizzare per tagliare i costi. E, in alcuni casi, usufruire di condizioni fiscali più convenienti. Ovvero sfruttare il dumping fiscale, procedura con la quale alcuni Paesi attraggono produzioni da altre parti del mondo, abbassando le aliquote e la pressione fiscale, e in alcuni casi offrendo anche sconti e incentivi.

NON SOLO EMBRACO – La Embraco non è la sola realtà ad aver scelto di fare le valigie per l’Est. A volare in Slovacchia c’è anche un’altra multinazionale statunitense, la Honeywell, che realizza compressori per motori diesel ad Atessa, in provincia di Chieti, dando lavoro finora a circa 400 persone, senza contare l’indotto. Per non parlare di moltissime altre imprese che negli anni hanno deciso di spostare la produzione in Slovacchia.

I CASI DI SUCCESSO – Sul proprio sito, Sario, la Slovak Investment and Trade Development Agency, un’agenzia che opera sotto la supervisione del ministero dell’Economia della Repubblica Slovacca, cita tra i casi di successo le francesi PSA Peugeot-Citroën, Orange, Gaz de France, la tedesca Siemens, le spagnole Aluminium Cortizo, ESNASA e le italiane Magneti Marelli, Sisme, Came e Zanini. Tutte aziende che hanno deciso di spostare la produzione nella Repubblica Slovacca.

I MOTIVI DELLA DELOCALIZZAZIONE – Ma qual è il motivo di tanta delocalizzazione? Per vederci chiaro, qualche giorno fa il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha scritto alla commissaria Margrethe Vestager, invitando l’esecutivo a monitorare le politiche fiscali e gli incentivi diretti messi in campo dalla Slovacchia per attrarre imprese sul suo territorio e appurare che le relative misure siano messe in atto nel pieno rispetto e nella piena compatibilità con le regole e i regolamenti Ue sugli aiuti di Stato.

“Questo fatto che i paesi dell’Est che beneficiano peraltro di fondi europei facciano dumping per attirare produzioni dal resto dell’Europa è una cosa che deve finire, non è più tollerabile” ha detto Calenda. E oggi il ministro sarà a Bruxelles per incontrare la commissaria Vestager e “verificare che non ci siano stati aiuti di Stato alla Slovacchia per le aziende di Honeywell ed Embraco”.

LE NORME UE SUGLI AIUTI DI STATO – Le norme Ue sugli aiuti di Stato dovrebbero impedire agli Stati membri di utilizzare denaro pubblico per incentivare la delocalizzazione di posti di lavoro da un Paese dell’Unione in un altro, una questione che è il nocciolo stesso della concorrenza leale tra Stati nel Mercato unico. Per questo nel 2014 sono state introdotte condizioni specifiche, per far sì che gli investimenti regionali non possano essere garantiti per incentivare la rilocalizzazione di attività economiche da un Paese all’altro. Condizioni che sono state rese più stringenti nel maggio 2017.

In collaborazione con Adnkronos

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