Oltre 100.000 neomamme, in Italia, costrette a lasciare il lavoro

È in crescita il numero delle neomamme che lascia il lavoro per occuparsi dei propri figli

Una delle esperienze più belle e profonde nella vita di una donna è avere un figlio.

La nascita di una nuova vita porta con sé gioia, ma anche responsabilità e attenzioni nei confronti di un bambino che sta muovendo i primi passi nel mondo. E all’inizio, le accortezze sono maggiori: per le donne è spesso molto difficile conciliare il lavoro con poppate, babysitter e orari dell’asilo nido.

Il risultato è stato che molte neomamme si sono trovate nella condizione di dover uscire dal mercato del lavoro. Parlano chiaro i dati registrati dall’Ispettorato nazionale del Lavoro e per nulla incoraggianti: tra il 2011 e il 2016 circa 115.000 neomamme si sono dimesse con un aumento del 55%. Sono donne che spesso hanno meno di 35 anni (1 su 2) e non riuscendo a conciliare la cura del bebè con il lavoro, hanno dovuto prendere una decisione e lasciare la propria vita professionale.

Il mercato del lavoro si è evoluto e le donne sono parte integrante di questa realtà. Tuttavia è venuta a mancare un’analisi attenta della questione, per cui si può affermare che negli ultimi anni si è registrata un’inefficacia della politica nei confronti della famiglie. E su questo punto assai delicato si esprime così la coordinatrice dell’Associazione Lavoro&Welfare, Giorgia D’Errico: “Abbiamo bisogno di un sistema che accompagni le donne e anche i datori di lavoro lungo un nuovo percorso. Bisogna avere il coraggio di rimettere in discussione gli orari di lavoro”.

Certo esistono bonus, periodo di maternità e congedo parentale, ma la legge non si è preoccupata di accompagnare le neomamme nel loro percorso di vita e che prevede figli e lavoro. Senza contare che la crisi e il fallimentare Jobs Act non hanno portato a un aumento dei dipendenti a tempo indeterminato. Con contratti atipici, le donne non sono tutelate come dovrebbero. Ci sono casi di aziende che hanno introdotto contratti flessibili, benefit che supportano la mamma, asili aziendali, ma sono sporadici e riguardano realtà che appartengono alla media/grande impresa.

Un tale “esodo” delle donne è causa anche di danni all’economia italiana e a confermarlo è il Fondo monetario internazionale, secondo il quale la nazione perde il 15% del proprio Pil proprio per la mancata incentivazione della partecipazione delle donne nel mercato del lavoro.

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Oltre 100.000 neomamme, in Italia, costrette a lasciare il lavoro