Napoli, Whirlpool cede lo stabilimento: lavoratori sul piede di guerra, oggi incontro al MISE

Giorni decisivi per scongiurare la chiusura: oltre 400 lavoratori in agitazione. Intanto, Calenda attacca: "Tavoli di crisi fuori controllo"

Nei giorni scorsi, Whirlpool ha annunciato a sorpresa di voler “cedere a terzi” lo stabilimento di Napoli. Nel comunicato si legge che l’azienda “intende procedere con la riconversione del sito e la cessione del ramo d’azienda a una società terza in grado di garantire la continuità industriale allo stabilimento e massimi livelli occupazionali”.

INCONTRO AL MISE – Un annuncio che ha immediatamente scatenato le ire dei sindacati preoccupati per il futuro incerto dei 430 lavoratori interessati.  Per le organizzazioni dei lavoratori “è inaccettabile che gli impegni presi vengano disattesi in questo modo, a ogni cambio di management”. Per questo è stato chiesto un incontro urgente al Mise previsto per oggi, martedì 4 giugno, alle ore 15, alla presenza di sindacati e azienda. Per l’occasione, otto bus partiranno alla volta di Roma per consentire ai lavoratori della Whirlpool e a quelli dell’indotto di presidiare il ministero. 

Napoli tradita da WhirlpoolNel frattempo, in una nota unitaria, Fiom, Fim, Uilm, Fismic, Uglm hanno promesso battaglia: “Diamo per scontato che il governo chieda a Whirlpool di rispettare l’accordo sottoscritto il 25 ottobre 2018 in sede istituzionale, non solo per tutelare i lavoratori, ma anche perchè di quell’accordo fu sottoscrittore anche lo stesso ministro”. E ancora. “Qualsiasi ipotesi di modifica del piano e di chiusura di chiusura di stabilimenti è per noi inaccettabile” ribadiscono i sindacati.

Lavoratori inferociti. La chiusura dello stabilimento è una “cosa gravissima, anche perché meno di un anno fa è stato fatto un accordo al Mise che prevedeva invece investimenti ed il mantenimento di tutte le attività produttive. Non è  accettabile. Serve una risposta immediata” afferma il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, sottolineando che “Napoli e il Mezzogiorno hanno pagato già abbastanza e quindi credo sia necessario che anche il governo intervenga per far cambiare idea alla multinazionale e far rispettare gli accordi”. 

L’AFFONDO DI CALENDA: “TAVOLI DI CRISI FUORI CONTROLLO” – Non solo una criticità da risolvere in fretta, Di Maio deve anche fare i conti con l’accusa, dai toni tutt’altro che felpati, di Carlo Calenda, ex Ministro dello Sviluppo Economico: “I tavoli di crisi sono fuori controllo, Di Maio arrogantemente ha tolto una persona che sapeva fare quel lavoro molto bene e ci ha messo un incapace, Giorgio Sorial del M5s, che non è stato eletto“.

Continua Calenda che fa nomi e cognomi:  “Non è che la colpa della decisione di Whirlpool è di Di Maio, ci mancherebbe. La colpa enorme di Di Maio è che lo viene a sapere dalla stampa. E’ una cosa inimmaginabile. La verità è che ai tavoli di crisi non ci sta più nessuno. E il ministro Di Maio non ci va, non si sa il perché. E’ stato sostituito un signore, Giampiero Castano, che non era certamente un uomo mio, lo trovai quando diventai ministro. Castano da 20 anni con grande perizia seguiva ai tavoli le crisi aziendali, monitorando il tutto”.

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