Mobbing, la Cassazione fissa i limiti – Sei mesi di vessazioni configurano la fattispecie. E, se non vigila sui dipendenti, è responsabile anche il datore di lavoro

Sei mesi di vessazioni configurano la fattispecie. E, se non vigila sui dipendenti, è responsabile anche il datore di lavoro

 

Il mobbing, ovvero le violenze psico-fisiche perpetrate nei confronti di un lavoratore, ha ora confini più precisi. Merito della Suprema Corte. Con la sentenza n. 22858 precisa, accogliendo il ricorso di una lavoratrice che sosteneva di avere subito numerose prevaricazioni sul posto di lavoro – frasi volgari, collocazioni in uffici marginali, esproprio del progetto societario sul quale stava lavorando – che si ravvisa il maltrattamento quando si concretizza in una condotta protratta nel tempo con l’obiettivo di danneggiare il dipendente.

Una definizione, tutto sommato, in linea con altre pronunce giurisprudenziali. Quello che è nuovo, che potrà acquistare un valore cardine per le future cause in tema di mobbing, è il limite temporale fissato. Secondo la Cassazione, infatti, per configurare il mobbing non è necessario un ampio periodo di tempo perché l’illecito possa essere contestato, bastano sei mesi. Inoltre il datore di lavoro è sempre responsabile della condotta del dipendente in posizione di supremazia gerarchica e non può sottrarsi alla sanzione tentando una riparazione senza atti di pacificazione e vigilanza concreti.

La decisione avrà un valore fondamentale perché nel nostro paese non esiste una legge in materia di mobbing e quindi non è configurato come specifico reato a sé stante. Normalmente gli atti di mobbing sono fatti rientrare in altre fattispecie di reato previste dal Codice penale, quali le lesioni gravi o gravissime, anche colpose che sono perseguibili d’ufficio e si ritengono di fatto sussistenti nel caso di riconoscimento dell’origine professionale della malattia. La legge italiana, poi, disciplina anche il risarcimento del danno biologico (consiste nella lesione dell’interesse, costituzionalmente garantito, all’integrità fisica della persona, che sussiste in presenza di una lesione fisica o psichica della persona), associabile a situazioni di mobbing.

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