Mobbing sempre più diffuso

L’ultimo dossier della clinica del lavoro di Milano (settembre 2007) si basa su statistiche elaborate nel corso di dieci anni e rivela alcuni dati interessanti.
I più colpiti dai soprusi in ufficio sono gli impiegati (57,3%), seguiti dai quadri aziendali (21,3%), dai dirigenti (10%), dagli insegnanti (4,6), dagli operai (5,3) e dai liberi professionisti (1,3%).

Le donne sono più mobbizzate degli uomini (anche con vere e proprie molestie) e si è più a rischio nei primi quattro anni di lavoro (è il caso del nuovo impiegato che non viene accettato) oppure a metà carriera (con un’anzianità di 13/16 anni, quando si comincia a costare di più all’azienda, ndr).

In un caso su due il mobbizzatore è il capo – spesso spalleggiato dai tipici colleghi arrivisti – e le cause sono molteplici: dalle ristrutturazioni aziendali (32,7%) ai conflitti interpersonali (9,7%), passando per il desiderio di affermazione di un nuovo superiore (19,9%) o la nascita di un figlio fatta pesare come “colpa” (8,8%).

Dalla situazione di mobbing non è neppure facile uscire. Da un’indagine dell’Asl di Pescara emerge infatti che solo il 28% delle diagnosi elaborate dalle cliniche del lavoro viene utilizzata in sede legale. Troppo lunghi i tempi legali, costosi e rischiosi per il lavoratore, che si sente lasciato solo di fronte all’azienda.

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