Mobbing per maternità: come riconoscerlo e combatterlo

Mobbing maternità: una situazione molto grave che, nonostante la presenza di una legge specifica, è ancora troppo diffuso soprattutto nelle grandi metropoli

Il mobbing per maternità è un problema davvero dilagante, più di quanto si possa credere. In Italia, ogni anno, circa mezzo milione di donne è vittima di questa situazione. La conferma arriva direttamente dai sindacati e dalle associazioni di categoria, che ogni giorno ricevono sempre più segnalazioni di donne lavoratrici palesemente vittime di mobbing da parte dei loro datori di lavoro. Intraprendere una battaglia legale quando si è vittime di mobbing è tutt’altro che semplice. Anzi, il più delle volte le lavoratrici si arrendono subito, ancor prima di incominciare. Il consiglio, però, è quello di non arrendersi, nonostante il percorso sia pieno di ostacoli.

In Italia, il mondo del lavoro per le donne non è mai stato semplice, anche per le scarse tutele previste dalla legge nei casi di mobbing per maternità. La legge 151/2001 che avrebbe dovuto salvaguardare le donne da situazioni di questo genere, si è dimostrata inefficace. Lo dimostra l’aumento del 30% di casi di mobbing da maternità che si è registrato in Italia negli ultimi cinque anni. La situazione più complicata è quella che si registra nelle metropoli, dove i fatti di questo tipo sono in costante aumento. Di solito le aziende non si sporcano le mani e non licenziano le donne (che la legge protegge): fanno in modo che siano loro, dopo una lunga ed estenuante pressione psicologica, a inoltrare le dimissioni, alcuni datori le fanno persino firmare in bianco a inizio lavoro.

Tra tutte le lavoratrici vittime di questo tipo di discriminazione, sono poche quelle che decidono di lottare e non arrendersi. Il problema è che questo reato non è semplice da dimostrare. Difficilmente si lasciano tracce evidenti come messaggi di posta elettronica o SMS. Si tentano altre vie come la richiesta di trasferimento o il demansionamento. Alla fine la lavoratrice cede. Il consiglio che arriva dagli avvocati che si occupano di situazioni di questo tipo è quello di non smettere di lottare. Se si arriva in tribunale e si vince, bisogna tornare a lavorare per non darla vinta alle aziende che hanno praticato il mobbing per maternità.

Le situazioni più complicate sono quelle delle lavoratrici autonome che lavorano a partita IVA. Meno tutele e più rischi sotto tutti i punti di vista. Gli addetti ai lavori spiegano come nelle piccole aziende dove avvengono casi di mobbing sia tutto più difficile e le battaglie spesso non cominciano neppure a causa della paura e della sfiducia delle vittime. Al contrario, nelle grandi holding, si attiva un iter burocratico che, il più delle volte, grazie all’intervento di avvocati specializzati in questo tipo di cause, si risolve con un accordo economicamente vantaggioso per la dipendente.

Mobbing per maternità: come riconoscerlo e combatterlo