Mittal, piano “lacrime e sangue”: 3300 esuberi e rinvio su Afo5

Patuanelli a gamba tesa: "No tagli, se società ha deciso di andare se ne vada"

Mentre il Governo – con la fase acuta dell’emergenza che sembra alle spalle – cerca di pianificare il futuro e la ripresa, un’altra bomba è già pronta a esplodere.

Nella serata di ieri, come era stato concordato nel corso dell’ultimo round di trattative,  Arcelor Mittal ha scoperto le carte presentando ai ministeri dell’Economia, dello Sviluppo economico e del Lavoro il suo nuovo Piano industriale.

“Da alcune indiscrezioni, risulta che il piano non sarebbe lontano dall’accordo raggiunto a marzo al Tribunale di Milano, quando si chiuse il contenzioso tra Ilva in amministrazione straordinaria e ArcelorMittal”. A dirlo il Segretario della Fim-Cisl Marco Bentivogli, secondo il quale il Piano prevede 3.300 esuberi già nel 2020 e il rinvio del rifacimento dell’Altoforno 5 (Afo5).

“Non sono accettabili gli esuberi dichiarati intorno alle 3300 unità e una produzione che si assesterebbe intorno ai 6 milioni di tonnellate annue”, ribadisce Bentivogli con l’azienda franco-indiana che avrebbe fatto leva sul cambio di scenario, rispetto all’accordo di marzoprofondamente mutato causa Covid. “Ottimo alibi per ritardare ancora la ripartenza dell’Altoforno 5 e per continuare a smantellare lo stabilimento senza proseguire le opere ambientali”, sottolinea.

La rottura definitiva sembra ormai a un passo, come ha confermato ieri lo stesso Patuanelli che, alle battute finali di una partita delicatissima, ha scelto di giocare d’anticipo.

“Do ormai per scontato che arriverà un piano che non è assolutamente in linea con quanto abbiamo discusso per mesi fino a marzo e con quanto si aspetta il Governo” ha detto ieri il titolare del MiSE a Radio Anch’io su Rai Radio 1, prima che Mittal alzasse il velo, definendo al contempo “inaccettabili” i tagli all’occupazione che l’azienda dovrebbe presentare e anticipando che l’ingresso dello Stato nella ex Ilva con Cdp è “quasi inevitabile”.

Un’entrata a gamba tesa e dichiarazioni tutt’altro che sibilline che sembrano non lasciare margine di manovra. I Sindacati – che  nei giorni scorsi si erano mostrati poco fiduciosi lamentando l’atteggiamento schizofrenico dell’azienda – sono già sul piede di guerra e chiedono un incontro urgente.

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