Mise: Industria Italiana Autobus conferma stabilimenti di Flumeri e Bologna

(Teleborsa) – Il Ministero dello Sviluppo economico ha chiesto all’azienda di confermare il mantenimento dei due stabilimenti produttivi di Flumeri e Bologna, assicurando per quest’ultimo oltre alla produzione anche l’attività di progettazione di autobus. A tal proposito il ministero ha ricevuto rassicurazioni da parte dell’azienda. Industria Italiana Autobus S.p.A. è un’azienda italiana produttrice di autobus, fondata nel 2015, con sede legale in Roma e stabilimenti appunto a Bologna, a Flumeri (AV) e a Fiano Romano. L’azienda è nata dalla cessione di BredaMenarinibus da parte di Finmeccanica ed è proprietaria dei marchi Menarini e Padane.

La conferma dei due stabilimenti di produzione è stata riferita in Commissione Attività produttive alla Camera dal vice Ministro del Mise, Teresa Bellanova, in risposta a un’interrogazione del deputato Pd Gianluca Benamati. “Per quanto riguarda i lavori di ristrutturazione delle linee produttive e dell’immobile di Bologna – ha detto Teresa Bellanova – che avrebbero dovuto iniziare entro gennaio 2017, sono sorti nel frattempo alcuni contrattempi che hanno fatto slittare l’avvio dei lavori di circa tre mesi. Ma nei prossimi giorni l’azienda è pronta a ripartire con le attività di ristrutturazione. Tale ritardo determinerà anche una revisione dei tempi relativi agli ammortizzatori sociali in essere nello stabilimento di Bologna, i quali scadranno il prossimo 31 agosto 2017 e per i quali l’azienda chiederà una proroga fino al 31 dicembre 2017”.

“Al di là di questo ritardo sui lavori di ristrutturazione – ha proseguito il vice Ministro – la situazione di Bologna rimane comunque problematica poiché sussistono alcune questioni, attinenti ai profili lavoristici e già evidenziate in fase di acquisizione dello stabilimento da parte della società Industria italiana autobus. In particolare, il sito di Bologna denota un forte squilibrio tra i lavoratori diretti e quelli indiretti, in quanto questi ultimi rappresenterebbero un numero troppo elevato rispetto a quelli necessari per lo svolgimento delle attività produttive”.

“Un altro aspetto critico – ha aggiunto Bellanova – è rappresentato dal costo del lavoro, che risulterebbe più elevato in quanto i lavoratori sono stati inquadrati con livelli stipendiali più alti rispetto a quelli in essere in analoghe aziende operanti nello stesso settore”.

Teresa Bellanova ha infine spiegato che su queste questioni “è in corso un confronto tra le parti” e che, già dal prossimo incontro, programmato per il prossimo 9 maggio, saranno definiti “tutti gli aspetti atti a garantire la tutela dei livelli occupazionali e il raggiungimento di una soluzione positiva e condivisa della questione”.

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