Militari e forze dell’ordine, rinnovati i contratti. Ecco gli aumenti

Arriva il nuovo contratto per polizia e militari: aumenti in busta paga tra 125 e 136 euro

Dopo nove anni di blocco dei contratti, saranno 450mila i lavoratori pubblici della sicurezza e della difesa che da marzo avranno il contratto rinnovato e un aumento in busta paga, che in termini mensili andranno dai 125 euro circa al mese per le Forze armate, 136 per la Guardia di finanza, 134 per i Carabinieri, 132 per la Polizia di Stato e 126 per Polizia penitenziaria.

Non si tratta “di una tantum, ma di aumenti che saranno a regime dal 2020 pur partendo da subito”, ha detto il ministro Madia, per “450mila lavoratrici e lavoratori del comparto sicurezza e difesa della PA. Uomini e donne che ogni giorno assicurano il controllo, la tutela e la sicurezza di tutti noi e dei nostri territori”.

GLI AUMENTI – Dalle tabelle finali sui dati per il rinnovo contrattuale 2016-2018 diffusi dal dicastero per la Pa si evince che gli aumenti salariali contrattuali medi saranno di 133 euro per i Corpi di Polizia e di 125 euro medi per le Forze Armate.

“Tutti i valori indicati in tabella sono stati comunicati durante i lavori ai Sindacati/Cocer e vengono confermati nella versione finale dei testi”, chiarisce il sottosegretario Angelo Rughetti, sottolineando che “in merito a quanto viene riferito da alcune organizzazioni sindacali ad organi di stampa si mostrano necessarie alcune considerazioni e precisazioni riguardo alla firma dell’accordo siglato la notte del 26 gennaio scorso tra i ministri competenti, Funzione Pubblica, parti datoriali, sigle sindacali e Co.Ce.R riguardanti i rinnovi contrattuali di Forze armate, di sicurezza e di polizia”.

“L’attribuzione degli 85 euro alla base è stata possibile in quanto le risorse sono state distribuite privilegiando i gradi bassi. A tal fine – spiega – le risorse complessive destinate allo stipendio sono state del 41% circa (invece del 60% circa in base alla composizione della retribuzione), a vantaggio delle indennità fisse rimodulabili, contrariamente allo stipendio, a vantaggio della predetta fascia di personale”. Inoltre, aggiunge, “l’Indennità di vacanza contrattuale è stata sommata ai benefici contrattuali e non assorbita da quest’ultimi”. Pertanto “l’accordo del 2016 sugli 85 euro medi è da considerarsi incrementale della retribuzione in godimento ed il relativo onere è stato interamente finanziato dalla legge di bilancio 2018″.

“Le risorse volte a finanziare la ‘specificità’, finanziate dalla legge di bilancio 2018, ancorché da distribuirsi in base ad apposito Dpcm, sono state per decisione politica trattate alla stregua di quelle contrattuali e, pertanto, oggetto di trattativa con i sindacati/Cocer”, conclude il sottosegretario.

Alle cifre finali in pratica si arriva mettendo insieme i benefici contrattuali e la specificità prevista dal Dpcm che verrà emanato per distribuire i 150 mln messi a disposizione con la Legge di Bilancio e che riguarderà la contrattazione di secondo livello.

In collaborazione con Adnkronos

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