Microfinanza anticiclica – Il mercato del denaro solidale non sente la crisi

Il mercato del denaro solidale non sente la crisi


“Cresce soprattutto nei periodi di crisi“. Questa dichiarazione a Il Sole 24 Ore è di Fabio Malanchini di Microfinanza, una delle società italiane più attive in questo campo.
La spiegazione è semplice: i finanziamenti “sociali” sono ancora erogati soprattutto da istituzioni pubbliche, la quota detenuta dagli istituti privati colpiti dal “credit crunch” è ancora limitata.

Fatto sta che il business cresce. Il volume totale degli investimenti erogati in tutto il mondo è passato da 4 miliardi di dollari del 2001 ai 25 miliardi del 2006. E pare che ultimamente il Roe (return of investment) sia alto: si riesce a coprire i costi e a guadagnarci.

E dove c’è profitto il capitale accorre. Infatti anche in Italia il settore cresce. Secondo Banca d’Italia, il 14% delle famiglie italiane non ha accesso ai servizi finanziari, ecco quindi che si aprono spazi per chi ha come filosofia quella di “rendere bancabili i non bancabili“.

Le cifre: negli ultimi cinque anni, le associazioni hanno erogato 75 milioni di euro di finanziamenti soprattutto a piccole imprese e immigrati e circa 8000 persone si sono rivolte ai soggetti che aderiscono a Ritmi, la Rete Italiana di Microfinanza, che ha lanciato anche il portale microfinanza-italia.org.

La microfinanza riprende l’idea del microcredito del bengalese Muhammad Yunus, premio Nobel per la Pace 2006. Si tratta di lottare contro l’esclusione finanziaria. Nel 1976, Yunus ha fondato la Grameen Bank che non offre credito basandosi sul criterio di solvibilità, bensì su quello di fiducia. La garanzia sul prestito è offerta in forma solidale e collettiva e, alla prova dei fatti, le percentuali di rimborsi è molto alta, così come i profitti.

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