Mercatone Uno, dal fallimento alle operazioni sospette: che fine faranno i 1.300 “esuberi”

Dopo tre anni di amministrazione straordinaria, e strane operazioni, finalmente è arrivata la decisione in merito alla sorte dei 1.300 esuberi di Mercatone Uno

Finalmente è arrivata la decisione in merito alla sorte dei 1.300 esuberi di Mercatone Uno. Per loro ci saranno dodici mesi di cassa integrazione straordinaria.

Mercatone Uno, cosa succede ai lavoratori

I commissari straordinari Antonio Cattaneo, Giuseppe Farchione e Luca Gratteri, in scadenza il 23 novembre, hanno avviato la procedura di consultazione sindacale per usufruire della Cigs per cessazione di attività, prevista dall’articolo 44 del cosiddetto Decreto Genova.

Una lunga storia quella di Mercatone Uno. Tre anni di amministrazione straordinaria, con oltre 500 aziende fornitrici rimaste a bocca asciutta perché mai pagate, mancati versamenti allo Stato, clienti lasciati senza merce e oltre 1.800 lavoratori che hanno scoperto il fallimento su Facebook.

Operazioni sospette e debiti

Mentre la nave affondava, gli ultimi manager che si sono succeduti in azienda avrebbero sottratto oltre 2,5 milioni di euro, dirottandoli verso società riconducibili a loro stessi. Bonifici ritenuti sospetti e senza giustificazione hanno fatto scattare un’indagine da parte della Procura di Milano, che ha portato l’invio dell’avviso di fine indagine per bancarotta fraudolenta a cinque persone, atto che generalmente precede la richiesta di rinvio a processo.

Nell’occhio del ciclone c’è soprattutto Valdero Rigoni, il manager svizzero che nell’agosto 2018 si è aggiudicato attraverso la sua Shernon Holding ben 55 negozi di Mercatone Uno, grazie a un’operazione che non è passata affatto inosservata.

Ci sarebbero stati infatti strani passaggi attraverso società maltesi, fondi americani apparsi improvvisamente e poi altrettanto improvvisamente spariti, compagnie spagnole e polacche, con debiti che si sono accumulati via via fino ad arrivare in soli nove mesi alla cifra monstre di 100 milioni. La stessa Shernon, peraltro, è fallita proprio pochi giorni prima dell’acquisto di Mercatone Uno.

Quali punti vendita di Mercatone Uno vengono ceduti

Ora, dopo la proroga di fine gennaio 2020 per 1.600 lavoratori, il nuovo ricorso alla Cigs consentirà ad altri 1.300 lavoratori di fruire di ulteriori 12 mesi di sostegno al reddito, ma anche di essere inclusi, durante la fase liquidatoria della procedura di amministrazione straordinaria, in progetti di auto-imprenditorialità, cessioni di singoli punti vendita e altre iniziative di politiche attive del lavoro.

È già stata costituita una task force che include in ogni Regione interessata dalla procedura anche le Regioni e i centri per l’impiego. I 1.300 lavoratori rimasti in forza alla gestione commissariale avranno così un altro anno di sostegno al reddito, oltre ad essere inclusi in processi di riconversione industriale e professionale.

Intanto i commissari straordinari hanno concluso le consultazioni sindacali, per stipulare i contratti di cessione dei cinque punti vendita di Cesano Maderno, Pavia, Rubiera, Gravellona Toce e Sacile, salvaguardando così 115 posti di lavoro. Questo pezzo di Mercatone Uno potrebbe finire nelle mani dei cinesi di Max Factory, dando ulteriore impulso allo “shopping” del Dragone in Italia.

Altri 146 lavoratori sono stati ricollocati con le cessioni dei punti vendita di Calenzano, Monterosi, Roma e San Giuseppe di Comacchio. Ancora in stand by la cessione del punto vendita di Arzano, la cui offerta prevede un mantenimento parziale degli attuali posti di lavoro.

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