McDonald’s nella bufera, maxi multa dopo migliaia di denunce dei dipendenti

McDonald's, a seguito di un accordo raggiunto, dovrà risarcire i propri dipendenti

Era il 2013 quando negli Stati Uniti, in California, un gruppo di lavoratori faceva causa a McDonald’s per mancato rispetto dei termini contrattuali, trascinando così in tribunale il colosso del fast food, accusato di non pagare gli stipendi puntualmente e non riconoscere riposi e straordinari ai propri di dipendenti. Sette anni dopo, a seguito di un processo che si è concluso con un accordo, McDonald’s è stato condannato a pagare una multa di ben 26 milioni di dollari, circa 22 milioni di euro, con l’accusa di “Wage Theft”, ovvero “furto di stipendio”. 

Cos’è il “Wage Theft” e le accuse a McDonald’s

Con il termine “Wage Theft” l’ordinamento si riferisce a tutti quei casi che si identificano come “furto salariale”. Sono situazioni cioè in cui i datori di lavoro non pagano i propri dipendenti secondo i termini di legge. Non si tratta quindi solo di mancato pagamento in sé, poiché si verifica il reato di “furto di stipendio” – per esempio – anche tutte le volte in cui un lavoratore viene pagato ma meno rispetto al salario minimo oppure ancora quando non vengono pagati gli straordinari o vengono sottratti mance, riposi e pause che per legge spettano durante l’orario di lavoro, chiedendo quindi prestazioni fuori orario non riconosciute poi a livello remunerativo.

Il processo contro McDonald’s partiva proprio da questa accusa, mossa dai dipendenti degli store californiani e, come anticipato sopra, si è concluso con un accordo che ha impegnato l’azienda a pagare una maxi multa da 26 milioni di dollari. La sentenza emessa dal giudice della Corte Suprema della California è arrivata mercoledì 7 ottobre 2020, ponendo così fine ad una battaglia che dura anni e che, dopo migliaia di denunce, sembra essere finalmente arrivata a termine. 

Il risarcimento che spetta ai lavoratori di McDonald’s

Circa 34 mila dipendenti di McDonald’s, di servizio nelle sedi di proprietà dell’azienda sparse in tutta la California, riceveranno adesso un assegno di risarcimento come stabilito dall’accordo. I lavoratori coinvolti si vedranno riconoscere compensi che variano 333,52 dollari (circa 280 euro) fino a 3.927,91 dollari (più di 3 mila e 300 euro) a testa per quelli che hanno maggiori arretrati all’attivo da recuperare. 

La causa in origine è stata intentata nel 2013, per conto dei dipendenti di McDonald’s che hanno accusato l’azienda di aver commesso furti di stipendio in vari modi, incluso – come già detto – il mancato pagamento di tutti i salari nei termini previsti e il mancato riconoscimento di riposi, straordinari, salario minimo e pasti adeguati durante l’orario di lavoro così come stabilito dalla legge. 

McDonald’s ha accettato di pagare la maxi multa a seguito di un accordo che ha richiesto l’approvazione di un giudice della Corte superiore della contea di Los Angeles e, nel frattempo, si è impegnato a rielaborare alcune delle sue politiche aziendali relative a straordinari e riposi. 

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