Carriera, il maschilismo paga – Decenni di conquiste per le pari opportunità spazzati via da una ricerca americana: essere sessisti fa guadagnare di più. Ovviamente gli uomini

Decenni di conquiste per le pari opportunità spazzati via da una ricerca americana: essere sessisti fa guadagnare di più. Ovviamente gli uomini


Saranno contenti i sostenitori della famiglia all’antica, quelli che “il marito porta i soldi a casa, la moglie si occupa dei figli” e “la carriera è roba da maschi”. Ora anche i numeri danno ragione a loro. E la matematica, si sa, non è un’opinione. Soprattutto se serve per contare 8.500 dollari in più sulla busta paga. E’ questo infatti il maggior guadagno dei maschi ancorati alla vecchia ripartizione dei ruoli professionali tra uomo e donna. Insomma, il maschilismo paga.

Lo spietato verdetto, che spiana decenni di lotta per le pari opportunità, viene da una ricerca svolta negli Usa su un campione di 12.686 uomini e donne intervistati a più riprese in un arco di tempo di 25 anni a partire dal 1979. I risultati sono stati ora pubblicati sul Journal of Applied Psychology. Risultati che, con domande dirette del tipo “Il posto giusto per la donna è la casa?” o “Il lavoro femminile aumenta il rischio di disagio e delinquenza giovanile?”, possono sembrare piuttosto scontati: a pensarla così erano più spesso gli uomini che le donne ma col passare degli anni il divario si è ridotto. (E tu come la pensi? Rispondi al SONDAGGIO).

Essere sessisti conviene

Meno prevedibile, forse per gli stessi ricercatori, è stata invece la correlazione tra maschilismo e reddito: gli uomini con un modo di vedere più antiquato, sostenitori di una ripartizione dei ruoli professionali e domestici più rigida, guadagnavano decisamente di più – circa 8.500 dollari all’anno – rispetto a quelli con una mentalità più moderna e più propensi allo scambio dei ruoli tra uomo e donna. Un esito curioso ma in fondo non sorprendente: l’uomo che si sente meno coinvolto nelle responsabilità della gestione familiare investe più tempo ed energie sul lavoro. Punterà di più alla carriera perché è lì che si gioca tutta la sua realizzazione personale.

Ma il vero nodo “critico” di questa ricerca è un altro: la mentalità delle donne ha molto meno peso sui loro livelli retributivi. La relazione tra modo di pensare e stipendio, come ci si può aspettare, è inversa ma le lavoratrici con una visione più paritaria portano a casa in media solo poco di più (1.500 dollari a testa all’anno) delle loro colleghe tradizionaliste. Questo dato darebbe ragione a chi sostiene la tradizionale ripartizione dei ruoli uomo-donna: nell’economia generale della famiglia è più conveniente che sia “lui” a puntare sulla carriera perché questa scelta genera entrate maggiori per la famiglia stessa. Se poi tutto questo giovi oltre che al Pil (prodotto interno lordo) anche al Fil (felicità interna lorda) familiare la ricerca non lo dice. (A.D.M.)

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