Mara Carfagna presenta il suo “Womens’ Act”: un piano d’azione per le donne che lavorano

La capogruppo di Forza Italia alla Camera, braccio destro di Berlusconi e oggi alla guida di Voce Libera, lancia un piano per aiutare le donne sul lavoro

Archiviata la provocazione sulla presunta alleanza politica con Matteo Renzi (“Sospetto totalmente infondato e frutto di un’analisi politica sbagliata”, ha dichiarato) Mara Carfagna si dedica sempre di più alla sua nuovissima Voce Libera, associazione, non partito, ci tiene a precisare, che ha fondato per mettere insieme “le voci libere che ci sono in Italia e che potrebbero aiutare la politica a trovare soluzioni concrete”.

Carfagna vuole contrastare la politica “parolaia”, riassegnando a Forza Italia “la centralità che ha perduto e riequilibrare il centrodestra”. Forza Italia “è sempre stata il perno della coalizione di centrodestra e non credo proprio che Silvio Berlusconi si sia arreso a questo dominio del sovranismo” spiega. Anche se Berlusconi sembra non aver granché apprezzato il progetto di Voce Libera.

E qui arriva il punto centrale che sostiene Voce Libera, e cioè la presenza delle donne. “È arrivato il momento delle donne? Forse, ma la politica mondiale è ancora dominata da uomini aggressivi che cercano il conflitto a tutti i costi. Le donne possono esprimere un nuovo modo di fare politica e di gestire il potere, più concreto e responsabile”.

In cosa consiste il Womens’ Act di Mara Carfagna

Carfagna ha messo a punto un vero e proprio Womens’ Act, un piano d’azione per le donne per favorire la loro attiva partecipazione alla vita economica, sociale e politica del nostro Paese. “Abbiamo compiuto grandi passi in avanti negli ultimi decenni, eppure la partecipazione delle donne alla vita attiva del Paese incontra ancora ostacoli e inciampi”.

Per questo vuole dare voce alle donne “per tutto l’arco della loro vita”, affiancandole nei momenti più delicati e nelle fasi cruciali, che determinano il loro futuro. “Un Paese che non valorizza metà del capitale umano di cui dispone – ha spiegato Carfagna a L’Aria Che Tira – si priva la possibilità di crescere”. Non dimentichiamoci che in Italia lavora solo 1 donna su 2, al Sud 1 su 3. Sappiamo che ci vorranno 200 anni prima che le donne vengano pagate come gli uomini.

Gli obiettivi del Womens’ Act

Il Womens’ Act di Voce Libera propone un pacchetto di cinque riforme con questi obiettivi:

  • Sostenere lo studio delle discipline universitarie scientifiche per le ragazze meritevoli
  • Incentivare l’accesso delle donne nel mondo del lavoro nelle aree del Paese dove lavorano meno
  • Ottenere la piena parità salariale
  • Unificare i bonus figli per giungere a un contributo unificato per le mamme lavoratrici
  • Creare una “quota mamma”, uno “sconto” sull’età pensionabile per le donne per ogni figlio
  • Rinforzare il Codice Rosso approvando l’arresto in flagranza per chi viola l’obbligo di allontanamento dalla casa familiare.

5 disegni di legge già depositati

Primo passo è “liberare il genio delle donne”. La proposta di Carfagna riguarda l’esenzione dal pagamento della retta universitaria per le studentesse più meritevoli che si iscrivono a corsi di laurea in discipline tecnico-scientifiche.

Perché? Perché è stato calcolato che una formazione specifica nelle discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche – spiega Carfagna – consentirebbe a circa 1,2 milioni di donne in più di trovare lavoro entro il 2050 in Europa, generando anche una crescita del Pil di 820 miliardi di euro. Le donne sono in media più istruite degli uomini, hanno titoli di studio più alti e voti migliori. Ma mentre il 65% degli uomini laureati lavora, le donne sono poco più della metà.

Il secondo step è relativo a una “quota mamma”. “Anche i figli valgono per la pensione” dice. Voce Libera propone uno “sconto” di un anno sull’età pensionabile per le donne per ogni figlio. Per esempio, se una donna ha avuto due figli, potrà andare in pensione due anni prima rispetto all’età minima prevista per legge. Tre anni prima se ha avuto tre figli, e così via.

Molto spesso le madri hanno una carriera discontinua e incontrano più difficoltà a raggiungere gli anni di contributi che consentono di andare in pensione, mentre il lavoro di cura ricade quasi esclusivamente sulle loro spalle.

Terzo punto, credito d’imposta per 3 anni a chi assume a tempo indeterminato una donna in più rispetto all’anno precedente. Quarto, l’obbligo di pubblicazione da parte delle imprese dei dati sui salari per incentivare la parità retributiva, e ultimo la creazione di una prestazione unica di sostegno alle madri lavoratrici che assorba bonus ora frammentati.

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