Manovra: Reddito di cittadinanza decurtato al secondo rifiuto

Reddito di cittadinanza, correttivi in arrivo: uno su tre che ha avuto il beneficio era un falso povero.

Nella legge di Bilancio che approda oggi sul tavolo del CdM c’è anche la stretta sul Reddito di Cittadinanza, con l’inasprimento dei controlli preventivi per ottenerlo e un taglio dell’assegno per coloro che rifiutino due proposte di lavoro.

La principale novità riguarda l’inasprimento dei controlli preventivi per l’ottenimento del RdC ed il rafforzamento della funzione di accompagnamento al lavoro, con un taglio dell’assegno – come accennato – se si rifiutano due proposte di lavoro. La riduzione dell’assegno dovrebbe essere progressiva dal secondo rifiuto in poi.

Il “decalage” sarebbe ovviamente indirizzato solo ai cosiddetti “occupabili”. Una limitazione di campo che esclude disabili, minori, anziani. Non solo. il Reddito di cittadinanza come concepito fin qui sarebbe revocato al secondo rifiuto di una proposta di lavoro, anche a tempo, anziché al terzo diniego.

Sono le ipotesi emerse ieri alla cabina di regia sulla manovra che conferma una dote aggiuntiva di 791 milioni per il reddito di cittadinanza, una cifra di circa 700 milioni al di sotto di quanto preventivato, ma che consente per il prossimo anno di conservare quasi la stessa entità di risorse del 2021 (8,9 miliardi): “Il governo introdurrà dei “paletti” in fase di ingresso (controlli nelle richieste in chiave anti furbetti) e di permanenza (décalage e sospensione alla seconda richiesta) – scrive il Sole 24 Ore – Oggi l’importo rimane lo stesso per tutti e 18 i mesi di durata dell’integrazione al reddito e si perde il diritto a percepire il sussidio solo al terzo ‘no’ ad un’offerta di lavoro congrua (al Sud è rarissimo che arrivino tre offerte congrue in 18 mesi)”.

Per il reddito di cittadinanza l’ipotesi prevede una riduzione progressiva degli importi sino ad un importo minimo di 300 euro al mese, secondo i calcoli della Stampa: il tutto anche in assenza di rifiuto di un nuovo posto. Per la Naspi ad esempio (causa Covid in questo caso il décalage è sospeso fino al 31 dicembre) è previsto che l’assegno riconosciuto ai disoccupati si riduca del 3% ogni mese.

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