Manovra, al via i licenziamenti facili? Cosa cambia col (famigerato) articolo 8

Gli accordi aziendali potranno modificare i contratti aziendali e addirittura la legge. Compreso lo Statuto dei lavoratori e le garanzie sui licenziamenti

E’ uno dei punti più controversi della manovra economica (e non sono pochi). Non ha ancora visto la luce definitivamente ed è già costato uno sciopero generale e un’esplosione di polemiche: ultima in ordine di tempo quella per l’aneddoto sulle suore violentate che il ministro Sacconi ha usato per spiegare il concetto di derogabilità. E’ questo il perno su cui gira l’ormai famoso (o famigerato) articolo 8 della manovra: la possibilità per gli accordi aziendali (che ora si chiamano “accordi di prossimità“) di derogare, cioè di sostituirsi, agli accordi nazionali e addirittura alla legge.

Secondo il governo si tratta di una misura a sostegno della flessibilità e per il rilancio dell’economia, che non mette a rischio i diritti dei lavoratori perché “il sindacato può sempre dire di no“. Ma per la Cgil si tratta invece di un vero e proprio attacco ai “fondamentali” del lavoro in Italia, in particolare allo Statuto dei lavoratori. Vediamo meglio di cosa stiamo parlando.

L’accordo aziendale prevale anche sulla legge

L’articolo 8 introduce la nuova figura dei “contratti di prossimità“. Finora si era sempre parlato di contratti aziendali, territoriali o di secondo livello. La portata di questi nuovi contratti può essere decisamente maggiore perché arrivano anche a “sostituirsi” alla legge.

Tutto gira appunto sulla derogabilità. Si stabilisce infatti che i contratti collettivi nazionali possono essere derogati da “contratti collettivi di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale da associazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale o territoriale”. Ma la cosa più importante è che questi accordi possono operare “anche in deroga alle disposizioni di legge

La rappresentanza locale

Si pone innanzitutto il problema di chi può rappresentare i lavoratori a livello locale: nell’ultima versione della norma è stato inserito un riferimento ai criteri di  rappresentatività stabiliti dalla legge e dall’accordo interconfederale di giugno che fissa delle soglie precise. Dovrebbe essere una garanzia contro il rischio dei cosiddetti “sindacati gialli“, quelli cioè creati fittiziamente dagli stessi datori di lavoro appositamente per approvare il contratto aziendale.

Un campo di azione ampio

Ma il problema principale sta nel definire quali sono le materie su cui questi accordi locali possono intervenire. La norma parla di materie “inerenti l’organizzazione del lavoro e della produzione“. Detta così è praticamente tutta la vita aziendale. Un argine dovrebbe essere costituito dal fatto che le modifiche ai contratti nazionali devono essere finalizzate ad aumentare l’occupazione e la competitività e a superare le situazioni di crisi aziendali. Finalità che dovranno essere contenute in un piano di sviluppo.

Licenziamenti, svuotato l’articolo 18

Resta comunque un campo di azione davvero ampio. Che tocca questioni delicate come quella dei licenziamenti disciplinati dal famoso articolo 18 dello Statuto del lavoratori. La manovra dice espressamente che gli accordi aziendali potranno intervenire anche sulle “conseguenze del recesso dal rapporto di lavoro”. Attenzione, si parla di “conseguenze“, non di condizioni per licenziare: significa che (nelle aziende con più di 15 dipendenti) sarà sempre necessaria la giusta causa o il giustificato motivo. Ma se il licenziamento risulta illegittimo, invece del reintegro del lavoratore  nel suo posto di lavoro, l’accordo potrà prevedere il semplice risarcimento economico.

Un obiettivo perseguito da tempo dal governo. Ma che pone un precedente giuridico inquietante: un accordo sindacale (cioè tra privati) può modificare una norma di legge? (A.D.M.)

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