Retribuzioni: la crisi bastona i manager – A Wall Street i bonus scenderanno, ma in passato erano cresciuti più dei profitti

A Wall Street i bonus scenderanno, ma in passato erano cresciuti più dei profitti


In tempo di crisi, anche i manager piangono, ma non troppo.
Si potrebbe sintetizzare cosi lo studio di Johnson Associates, ripreso dal Sole 24 Ore, secondo cui i nel 2008 i bonus dei vertici aziendali Usa subiranno un taglio drastico fino a un massimo del 70%.
E nel 2009 le cose dovrebbero andare anche peggio, a causa della recessione ormai galoppante.
Ovviamente stiamo parlando della parte variabile della busta paga: premi e benefit.

In generale, i bonus manageriali si sono in passato gonfiati esponenzialmente ben più dei profitti aziendali. Lo si capisce scandagliando le retribuzioni all’interno delle banche d’affari al centro delle cronache fallimentari degli ultimi tempi.
Bear Stearns, giusto per fare un esempio, nel 2007 ha elargito circa 2,05 miliardi di dollari in bonus a fronte di profitti per circa 233 milioni. Nel 2006, secondo il Wall Street Journal, gli incentivi superavano i 2,5 miliardi, ma almeno gli utili erano superiori ai due miliardi.

Quanto a Morgan Stanley, nel 2007 i bonus arrivavano alla bella cifra di 10 miliardi a fronte di utili di poco superiori ai tre miliardi. Nel 2006, pesavano per oltre 8 miliardi mentre il margine era più di 7 miliardi di dollari. Insomma, gli incentivi hanno continuato a crescere anche quando la nave stava affondando, il tipico ballo sul Titanic.

Ora che la bolla finanziaria è scoppiata, il management di Wall Street comincia a pagarne le conseguenze, anche se a scoppio ritardato.
Ne siamo proprio sicuri?
Non del tutto. Restano infatti alte le retribuzioni di chi si occupa di commodity, cioè materie prime: a titolo di esempio, il Wall Street Journal riporta il caso di Andrew Hall, che gestisce la divisione di trading sulle commodity di Citigroup Inc’s Phibro: nel 2008 raggiungere un compenso di 125 milioni di dollari. Alla faccia della crisi.

E in Italia? Da noi i dati sono sempre un po’ oscuri, ma va sottolineato che il manager più pagato di Piazza Affari, Alessandro Profumo (Unicredit), ha di recente dichiarato che il suo stipendio di 10 milioni di euro sarà “decurtato di una parte molto rilevante”, a causa del mancato raggiungimento di alcuni risultati.

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