Mamma licenziata, giudice dà ragione a Ikea: “Non ci fu discriminazione”

Respinto il ricorso della madre di due figli, di cui uno disabile, licenziata a novembre dal colosso svedese

Il Tribunale di Milano ha giudicato “non discriminatorio” il licenziamento di Marica Ricutti, la mamma separata con due figli di cui uno disabile, licenziata dal negozio Ikea di Corsico per il mancato rispetto dei turni di lavoro. La donna, che riteneva il licenziamento discriminatorio, ha fatto ricorso e chiesto il reintegro, oltre al risarcimento del danno. Il giudice che ha analizzato il ricorso ha valutato i comportamenti dell’ex dipendente “di gravità tali da ledere il rapporto fiduciario tra datore di lavoro e lavoratore e consentono l’adozione del provvedimento disciplinare espulsivo”.
Secondo il colosso svedese, è stata riconosciuta “la gravità dei comportamenti” tenuti dalla ex dipendente e, “conseguentemente, ha confermato la legittimità della decisione di interrompere il rapporto lavorativo”.

LA VICENDA – La donna, divorziata con due figli di cui uno disabile, era stata licenziata il 21 novembre dello scorso anno. Aveva  lavorato nello store Ikea di Corsico per 17 anni, girando tanti reparti, ma all’ultimo cambio di mansione, che avrebbe previsto di anticipare l’inizio del lavoro alle 7, si era rifiutata dichiarando di non poter arrivare a quell’ora perché, madre separata, deve portare i figli a scuola e assicurare a uno dei due una cura specialistica, trattandosi di un bambino disabile. Dalla parte della donna si erano schierati in maniera compatta i sindacati, con la Cgil che aveva definito il licenziamento “un segnale per tutti” da parte della catena svedese, e la Cisl che aveva parlato di “mortificazione per le donne madri”, che sottolinea “quanto sia difficile nel nostro paese per le donne conciliare il lavoro con la cura della famiglia”.

ESCLUSA OGNI DISCRIMINATORIETA’ – La decisione, dice all’Adnkronos l’avvocato Luca Failla, legale di Ikea, “non è una sopresa. Si tratta di un risultato nel quale abbiamo creduto tutti sin dall’inizio”. “Il giudice ha seguito tutta l’impostazione ed è stata fatta una istruttoria approfondita. Dunque sono state sentite testimonianze e all’esito di questo è stata esclusa ogni discriminatorietà del comportamento di Ikea” evidenzia Failla.

“ACCERTATI I GRAVI FATTI” – Dunque il giudice – sottolinea – ha escluso ogni discriminazione a carico della società e sono stati accertati i gravi fatti che erano alla base della lettera di contestazione. Comportamenti gravi e reiterati che il giudice ha valutato come seri e dunque ha ritenuto che il licenziamento fosse proporzionale rispetto ai fatti”. “Gli episodi contestati non attengono in alcun modo a giornate in cui veniva in discussione l’esigenza del bambino. E’ stato escluso che in quei giorni in cui la persona si è determinata con orari non in linea con quelli di lavoro fossero giustificati da esigenze di cura del bambino” aggiunge l’avvocato Failla.

Per il legale Failla “la decisione, confermata dai testimoni che sono stati ascoltati durante il procedimento, restituisce la verità dei fatti a una vicenda che in questi mesi è stata interpretata in maniera strumentale e di parte, diffondendo tra l’opinione pubblica un’immagine di Ikea che non corrisponde ai valori che esprime nel suo impegno quotidiano verso clienti, dipendenti e fornitori”.

In collaborazione con Adnkronos 

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