Malessere e assenteismo in ufficio? Tutta colpa dell’open space

Doveva aumentare benessere e produttività e invece fa ammalare le persone. L'open space è la causa di molti danni da ufficio. Perché le aziende lo usano solo per ridurre spazi e costi

Fino al decennio scorso era considerato “il nuovo che avanza” in ufficio. L’open space doveva rivoluzionare il modo di vivere (e di lavorare)  incrementando la socializzazione e le sinergie tra colleghi. Basta con i locali chiusi che creano barriere, impediscono la comunicazione e sottolineano le gerarchie. Il nuovo ambiente di lavoro doveva essere libero, flessibile e “democratico”. Insomma doveva aumentare il benessere per aumentare la produttività.

Non pare che nella realtà le cose siano andate proprio così. L’esperienza quotidiana di molti “abitanti” degli open space non parla affatto di benessere ma di fastidi vari generati dalla convivenza forzata. Lo conferma in maniera più “scientifica” la Seco – il centro di competenza della Confederazione svizzera che si occupa di tutte le questioni di politica economica – che ha condotto un’inchiesta in 125 imprese su un totale di 1.230 persone tra i 16 e i 65 anni, dalla quale emerge che negli uffici piccoli si sta generalmente meglio che in quelli grandi.

Un ricettacolo di disagi

I fastidi maggiormente lamentati sono i rumori, le conversazioni e le telefonate altrui, le correnti d’aria, il riscaldamento troppo alto, addirittura gli odori troppo intensi.

Ma non è solo una questione di fastidi soggettivi. L’open space è in grado di provocare veri propri danni alla salute come occhi irritati, mal di testa, difficoltà di concentrazione, stanchezza cronica, stress psico-fisico. Oltre a facilitare la circolazione di virus e batteri. Tutti elementi che si traducono in giorni di malattia e assenteismo. Altro che migliorare la produttività.

Come sempre si tratta di una buona idea tradita poi nella sua applicazione concreta. Al punto che il suo stesso ideatore, il designer Robert Propst che negli anni ’60 rivoluzionò le aziende americane con quello che lui aveva battezzato l’Action Office, prima di morire, nel 2000, si scusò con il mondo per quella “monolithic insanity” in cui la sua invenzione si era trasformata.

Abbattendo i muri all’interno degli uffici Propst immaginava una rivoluzione di libertà, ma le aziende invece hanno sfruttato la sua idea per ridurre riduzione lo spazio-dipendente e di conseguenza i costi di struttura a scapito del benessere del lavoratore.

Chiudere l’ufficio dopo che gli impiegati sono scappati

Ma ora ci si accorge che queste trasformazioni incidono sulla produttività e si cerca di correre ai ripari. O meglio ai pannelli divisori. Se fattori quali l’illuminazione o il riscaldamento possono essere modificati con interventi tecnici, per  il rumore, che è considerato il principale fattore di disagio, e la poca privacy l’ente svizzero suggerisce di ricorrere ai separatori spaziali fonoassorbenti. Secondo la Seco questi accorgimenti garantirebbero minore assenteismo e maggiore benessere dell’impiegato con costi recuperabili nel medio termine. Vedremo anche da noi gli uffici con i “cubicoli” all’americana?

© Italiaonline S.p.A. 2019Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Malessere e assenteismo in ufficio? Tutta colpa dell’open s...