L’Italia ha un problema con la qualità della vita in ufficio

La qualità del lavoro in Italia è ancora troppo bassa e scadente: ecco i risultati sconcertanti di una nuova indagine condotta in quindici Paesi

La qualità del lavoro per i dipendenti italiani continua a scarseggiare, nonostante tutte le proposte e le modifiche che si sono avvicendate in questi ultimi anni. Ci poniamo in una posizione molto bassa in classifica, con una percentuale di soddisfazione per il proprio ambiente lavorativo parti al 63%. Al primo posto spuntano invece a sorpresa gli indiani: nove su dieci si dichiarano felici delle loro condizioni. L’indagine è stata condotta da Edenred-Ipsos in 14 differenti Paesi: Italia, Spagna, Belgio, Cina, Polonia, Giappone, Brasile, Turchia, Francia, India, Messico, Germania, Cile, Stati Uniti e Regno Unito.

La percezione rispetto alla qualità del lavoro dipende da numerosi fattori tra loro interconnessi: la considerazione manifestata dalla classe manageriale, le attrezzature a disposizione, la possibilità di avere una certa flessibilità nella gestione dei turni e dell’ orario di lavoro, le aspettative future, lo stimolo e il carattere innovativo della mansione che si svolge. L’Italia, insieme a Giappone, Polonia, Turchia e Cina, ha riportato alle interviste punteggi molto elevati rispetto alle caratteristiche ambientali, quindi le condizioni fisiche del luogo di lavoro. Al contrario si evidenziano punteggi molto bassi rispetto alle aspettative future e alla presenza di un ambiente stimolante.

Questo quadro riflette un po’ la condizione generale dei dipendenti delle aziende italiane, dove le prospettive sono ben diverse da quelle dei colleghi europei. Ad influire maggiormente su tale situazione è la scarsa attenzione manifestata a livello dirigenziale nei confronti della gestione delle competenze. Poco interesse viene mostrato difatti allo sviluppo di ulteriori mansioni o alla gestione della fine della carriera. Un altro dato interessante, ma di certo non positivo per il nostro Paese, è l’assenza pressoché quasi totale di politiche attive verso la diversità, le donne e l’integrazione dei giovani.

La qualità del lavoro potrebbe di gran lunga migliorare se le aziende iniziassero ad utilizzare uno strumento che finora si è rivelato molto positivo: fornire dei voucher come premi produzione, dei veri e propri benefit come il baby sitting, l’accesso alle ludoteche, l’assistenza sanitaria per familiari malati e servizi di accompagnamento. Tali servizi, non sottoposti al sistema di tassazione, potrebbero aumentare il benessere lavorativo e di conseguenza ricadere anche sulla produttività, che ne risentirebbe positivamente.

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