L’Islanda: imprese certifichino parità di guadagno per uomini e donne

L'Islanda chiede alle sue imprese che forniscano una certificazione importante sugli stipendi: uomini e donne devono avere lo stesso guadagno

L’Islanda si dimostra uno dei paesi più all’avanguardia in merito a parità di genere: lo stato del Nord Europa ha chiesto alle proprie imprese di certificare che uomini e donne abbiano lo stesso stipendio e che possano così godere di un equo trattamento economico.

La richiesta islandese è corroborata da una legge appena emanata e fortemente voluta dal  ministro per l’uguaglianza e gli affari sociali Thorsteinn Viglundsson: il testo impone che tutte le imprese che abbiano un numero pari o superiore a 25 dipendenti debbano esibire una certificazione che attesti una reale uguaglianza di retribuzione tra impiegati maschili e femminili.  “Probabilmente qualcuno si opporrà parlando di inutile burocrazia e capisco che si tratti di un obbligo oneroso per le aziende” spiega pubblicamente Viglundsson, “ma abbiamo imposto tali doveri perché bisogna essere audaci nel combattere le ingiustizie”.

L’Islanda si aggiudica la medaglia di bronzo mondiale in campo di ricerca di parità di generi nei guadagni  sul posto di lavoro, subito dopo la virtuosa Svizzera e lo stato del Minnesota, ma nel paese scandinavo per le aziende islandesi il passo da fare è ancora più profondo, essendo un obbligo previsto dalla legge.

“Dobbiamo fare in modo che gli uomini e le donne godano di pari opportunità sul posto di lavoro” rimarca il ministro islandese: nel suo Paese, comunque virtuoso per quanto riguarda le pari opportunità, si registra ancora una differenza che va dal 14 al 18% per quanto riguarda i guadagni di uomini e donne, ovviamente a sfavore di quest’ultime. L’Islanda può essere orgogliosa di questa percentuale? A quanto pare no, visto il provvedimento governativo e la volontà di migliorare ulteriormente le sue statistiche. La media dei Paesi Ocse è del 15,5% e uno dei fanalini di coda è il Regno Unito, dove la disparità tra i sessi a livello di retribuzione è del 17,5%.

A volte fare le rivoluzioni conta: a quanto pare la legge è stata emanata anche in seguito a uno sciopero nazionale di migliaia di lavoratrici donne, che nel mese di ottobre hanno deciso di lasciare alla stessa ora il luogo di lavoro. La loro protesta ha avuto successo, chissà se potremo dire lo stesso anche per un’altra manifestazione contro la disparità dei diritti, avvenuta in questi giorni nel nostro Paese.

Con Lotto Marzo è stato indetto uno sciopero nazionale proprio in occasione delle celebrazioni della Festa della Donna: tanti i cortei e le adesioni, in un Paese, il nostro, dove la differenza di stipendio tra uomo e donna è di circa il 10%. Non uno dei peggiori risultati in Europa, ma pur sempre migliorabile.

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