Il capo ti insulta? Può essere licenziato

Il principio confermato della Corte di cassazione: è legittimo il licenziamento del responsabile che utilizza un linguaggio volgare

 

La buona educazione entra in azienda. A suon di sentenza. Nelle scorse settimane la Corte di cassazione (sentenza 4067/2008) ha stabilito la legittimità del licenziamento del capo che utilizza parolacce. Dirigenti e manager, spesso abituati a trattare male i propri collaboratori, sono avvertiti.

La decisione del giudice è importante perché pone dei legittimi paletti a tutela dei lavoratori e introduce il principio che tali comportamenti sono da censurare in quanto dannosi per la stessa azienda.

Infatti tutto nasce dal caso di una società austriaca, attiva nel settore della grande distribuzione, che ha provveduto a licenziare il caporeparto, colpevole di essersi rivolto ai suoi dipendenti con espressioni volgari.

Già la sentenza di primo grado censurava il comportamento del superiore.
“Nel comportamento e nel lessico usato non ci si può spingere fino alle maniere rozze ed eccessive – si legge – e ad usare la voce alta, peraltro nelle vicinanze degli spazi frequentati dalla clientela del negozio”, al solo fine di “richiamare i dipendenti a una più esatta osservanza delle loro obbligazioni”.
E poi: “Il datore di lavoro non può consentire situazioni di sopraffazione o violenze, fisiche o verbali, essendo a suo carico l’obbligo di tutela anche della personalità morale dei dipendenti”.
Principi accolti totalmente dal Suprema Corte che ha rigettato il ricorso, condannando il responsabile al pagamento delle spese.

Una svolta. Perché si apre una nuova strada nelle cause di mobbing e di maltrattamenti. Ovvero il dipendente che fa causa direttamente al manager e spesso trova l’azienda stessa come alleata.

Naturalmente questo cambio di costume trova un grande ostacolo, che si chiama “onere della prova“. Il lavoratore che ricorre alla giustizia deve dimostrare di essere stato ingiuriato. Il che non è facile, soprattutto se è necessario chiamare in causa colleghi in veste di testimoni.

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