I licenziamenti deprimono chi li scampa

Crollo della produttività tra i dipendenti superstiti, un guaio anche per le aziende


L’ondata di licenziamenti che affligge il mondo del lavoro a livello globale ha fatto perdere motivazione e produttività ai superstiti. Secondo uno studio dell’agenzia di risorse umane Drake International – che ha usato come campione oltre 6mila tra dipendenti e manager australiani – la drastica riduzione del personale ha infatti lasciato senza stimoli ben il 40% circa dei lavoratori. Inoltre nell’80% dei casi la produttività dell’azienda rimane stagnante o addirittura peggiora.

“Motivazione del personale e produttività sono legate”, spiega David Edwards, autore della ricerca. “Contrariamente a ciò che le fasce dirigenziali pensano, il personale non licenziato, che lavora comunque sotto lo stress di nuovi esuberi, tende a scoraggiarsi e produce meno”.

Un altro problema consiste nel fatto che i licenziamenti portano generalmente ristrutturazioni che coinvolgono processi produttivi e ruoli individuali. Ma solo il 14% circa dei lavoratori, secondo la ricerca, ha ricevuto un aggiornamento professionale all’altezza dei nuovi compiti.

Il paradosso consiste nel fatto che circa il 45% dei datori di lavoro ha poi dovuto colmare i vuoti lasciati dal “downsizing” e assumere nuovo personale permanente o temporaneo nel giro di sei mesi. E nel frattempo i manager delle aziende che tagliano non solo perdono le professionalità dei licenziati, ma scontano anche un crollo della propria reputazione agli occhi dei superstiti: non sono e non saranno mai più coloro che “offrono opportunità”.
Il 41% dei dipendenti dichiara  infatti di avere perso ogni rispetto per il proprio datore di lavoro e il 46% non consiglierebbe mai a un amico di proporsi nella sua stessa azienda.

Secondo Edwards, quindi, i tagli al personale devono essere una risorsa estrema, motivata solo ed esclusivamente dalla necessità di incrementare la produttività e ridurre gli sprechi. Non bisogna mai adottarli come bieco esercizio di riduzione dei costi di produzione, chiedendo magari ai lavoratori superstiti di “lavorare più duramente“.

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