L’esercito dei lavoratori della domenica: in Italia sono circa 4,7 milioni

Lo dice un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre riferita al 2016

(Teleborsa) Mentre infiamma il dibattito sulla proposta di chiusura domenicale dei negozi, cavallo di battaglia della coalizione di governo, che attraverso le parole del vicepremier  e ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha parlato di “misura di civiltà”,  sottolineando come la proposta “ci viene chiesta dai commercianti, dai padri e madri di famiglia che essendo proprietari di in un negozio dicono che se mi mettete in concorrenza con un centro commerciale dal lunedì al venerdì i miei figli non li vedo più”, si cerca di fare chiarezza sul numero dei cosiddetti lavoratori della domenica in Italia che sarebbero circa 4,7 milioni.

L’ESERCITO DEI LAVORATORI DELLA DOMENICA – Lo dice un’analisi dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre riferita al 2016. Di questi, 3,4 milioni sono lavoratori dipendenti, mentre il restante sono autonomi come commercianti, agricoltori ed artigiani. A fare da traino nel giorno festivo sono quelli del settore alberghiero e ristorazione: 688.300 dipendenti coinvolti incidono sul totale degli occupati dipendenti del settore per il 68,3 per cento.

IL CONFRONTO CON L’EUROPA – Confrontando con la graduatoria europea, l’Italia si piazza verso il fondo della classifica nella percentuale di lavoratori occupati la domenica. Solo l’Austria (19,4%), la Francia (19,3%), il Belgio (19,2%) e la Lituania (18%) sono dietro di noi. In vetta Danimarca al 33,9%, seguita dalla Slovacchia al 33,4% e dai Paesi Bassi al 33,2%, rispetto ad una media europea del 23,2%.

Gioca, ovviamente, un ruolo fondamentale la spiccata vocazione turistica del nostro paese. “La maggiore disponibilità di alcuni territori a lavorare nei weekend – dichiara il segretario della Cgia Renato Mason va in gran parte ricondotta al fatto che buona parte del Paese ha un’elevata vocazione turistica che coinvolge le località montane e quelle balneari, le grandi città, ma anche i piccoli borghi. E quando le attività turistico-ricettive sono aperte anche la domenica, i settori economici collegati, come l’agroalimentare, la ristorazione, i trasporti pubblici e privati, i servizi alla persona, le attività manutentive, sono incentivate a fare altrettanto”.

“Negli ultimi anni il trend degli occupati di domenica è aumentato costantemente sia tra i dipendenti che tra gli autonomi. Nel settore commerciale, grazie alla liberalizzazione degli orari introdotta dal Governo Monti, una risposta alla crisi è stata quella di aumentare i giorni di apertura dei negozi. Con la grande distribuzione e gli outlet che durante tutto l’anno faticano a chiudere solo il giorno di Natale e quello di Pasqua, anche le piccolissime attività, nella stragrande maggioranza dei casi a conduzione familiare, sono state costrette a tenere aperto anche nei giorni festivi per non perdere una parte di clientela”, sottolinea Paolo Zabeo,  coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia

CHIUSURA DOMENICALE, A RISCHIO 40 MILA POSTI DI LAVORO – Intanto, Federdistruzione lancia l’allarme:
“Chiudere il commercio la domenica, che è diventata il secondo giorno per incasso dopo il sabato” avrebbe un “effetto negativo sui consumi, già fermi, lo ha detto pochi giorni Claudio Gradara, presidente di Federdistribuzione, in una intervista al Corriere della Sera.

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