Le modalità di calcolo del contributo unificato

Il contributo unificato varia a seconda del valore della causa. Ecco i costi previsti per iscrivere una causa a ruolo

Il contributo unificato è una somma variabile, che deve essere pagata per iscrivere una causa a ruolo. Per alcuni processi il relativo valore è fisso, ma nella maggior parte dei casi esso varia in base al valore della controversia. Esiste infine una minoranza di vertenze che non richiede il pagamento del contributo unificato. E’ il caso, per esempio, delle cause concernenti i minori, gli interdetti, gli inabilitati, la rettificazione dello stato civile, la dichiarazione di morte presunta, etc.

In genere, il contributo unificato ha un valore diverso, determinato per scaglioni, a seconda del valore della domanda giudiziale. In primo grado corrisponde rispettivamente a:

  • euro 43,00 per i processi fino a 1.100,00 euro;
  • euro 98,00 per le controversie di valore maggiore di euro 1.100,00 ed inferiore a 5.200,00;
  • euro 237,00, per quelli di importo superiore a 5.200,00 e minore di 26.000,00.

Il contributo unificato nel giudizio di prime cure varia anche per cause di valore maggiore. Esso è di:

  • euro 518,00, per le cause di valore compreso tra 26.000,00 e 52.000,00;
  • euro 759,00, per le controversie di importo maggiore di 52.000,00 ed inferiore a 260.000,00;
  • euro 1.214, per i giudizi, che hanno un valore compreso tra 260.000,00 e 520.000,00;
  • euro 1.686,00, per quelle di importo superiore a 520.000,00 euro.

Il contributo unificato varia anche nel giudizio di secondo e di terzo grado. Per verificare, quanto occorre pagare, a titolo di contributo unificato, è necessario fare riferimento a delle tabelle. Per le cause predette, a seconda del loro importo, l’ammontare del contributo unificato è aumentato della metà rispetto a quello dovuto in primo grado, per i processi di appello.

A seconda degli scaglioni delle cause, il contributo unificato è invece raddoppiato per i processi incardinati innanzi alla Corte di Cassazione. Il valore non è dunque fisso, ma varia in base al valore della controversia e può anche non essere dovuto per alcune tipologie di giudizi. Per altre (cautelari, possessori, etc.), infine, esso è ridotto del 50% rispetto a quello previsto per il giudizio civile ordinario.

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