Le aziende più pericolose per l’ambiente? Ecco quali sono secondo gli italiani

Quali sono le aziende più pericolose per l'ambiente? Quali invece lavorano in armonia con la natura? Ecoseven.net ha condotto un'indagine per scoprire cosa pensano gli Italiani

Quali sono le aziende più pericolose per l’ambiente? Quali invece lavorano in armonia con la natura? ecoseven.net ha condotto un’indagine per scoprire cosa pensano gli Italiani.
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Bollino rosso sull’oro nero: le aziende del settore petrolifero sono considerate le più pericolose per l’ecosistema da ben l’87% degli intervistati. Forse il ricordo di recenti disastri ambientali, come quello del Golfo del Messico, quando esplose una piattaforma e 800 milioni di litri di greggio finirono in mare, è ancora vivo nella memoria di molti. O forse l’ipotesi di trivellare a largo delle coste italiane ha messo in guardia molti sui rischi dell’estrazione. 

Se la passa un po’ meglio il settore dei cosmetici e dei detersivi: per il 59% degli italiani è una produzione nemica dell’ambiente. La chimica, anche quando viene applicata al benessere della persona, non è ancora percepita come industria verde.

Perplessità di fronte all’attività delle case farmaceutiche: gli italiani sono indecisi sul settore, la metà dei nostri concittadini lo classifica come potenzialmente dannoso per l’ecosistema.

Va un po’ meglio all’industria automobilistica che negli ultimi anni ha investito molto in tecnologia verde; purtroppo le vetture hanno sempre bisogno del petrolio e probabilmente questo rende il settore ancora poco eco-friendly per il 39% degli intervistati.

Trasporto aereo ed edilizia sono gli ultimi due settori nei quali prevale una percezione negativa sull’impatto ambientale. Sono sempre più le persone che li considerano pericolosi rispetto a quanti affermano di assistere a un serio impegno per la sostenibilità. Il 28% degli intervistati ritiene infatti che il trasporto aereo sia un settore dannoso, mentre solo il 19% pensa che si impegni seriamente in difesa dell’ambiente. Simili i valori dell’edilizia: pollice verso per 26 italiani su 100 alla prima domanda e fiducia solo da 21 quando si chiede di valutarne gli sforzi sul fronte ambientale.

Luce verde per telecomunicazioni e telefonia, elettrodomestici e soprattutto alimentari. Negli ultimi anni si sono diffusi apparecchi ad alta efficienza energetica spinti da campagne di marketing che insistevano sulla sostenibilità ambientali; questo ha probabilmente dato fiducia agli italiani verso l’elettronica di consumo (secondo il 28% del campione è un settore che si impegna, mentre solo per il 18% è un settore dannoso). La produzione alimentare, trainata dal biologico, dal Km 0 e dallo slow food è percepita come sempre più verde: il 33% degli italiani pensa che sia un settore attivo nella difesa dell’ambiente, mentre alla seconda domanda solo il 17% risponde di ritenerlo dannoso.

Ottengono un buon giudizio i treni (promossi dal 23% e bocciati dal 13%), i supermercati e la grande distribuzione (28% contro 11%), come le banche, viste di buon occhio dal 24% e indicate come pericolose solo nel 9% dei casi. Alberghi e ristoranti non preoccupano gli Italiani, anzi, il 27% del campione li considerano un settore virtuoso mentre solo l’8% teme per il loro impatto ambientale.

Ritenuti innocui l’abbigliamento, forse perché sempre più brand professano il culto dell’ecosostenibilità, e l’arredamento; entrambi sono visti come potenzialmente dannosi solo da un trascurabile 5% del campione.

La percezione non corrisponde ovviamente all’impatto ambientale reale, ma è un dato fondamentale che guida i consumatori nel processo di acquisto. Si parla da anni di "green marketing" e il rispetto dell’ambiente è un valore sempre più forte; le aziende ne sono consapevoli e in un mercato orientato anche da valori immateriali si stanno muovendo rapidamente in tal senso.

Ricerca Green Monitor (luglio/settembre) dell’istituto di ricerca Ce&co, edita da ecoseven.net, un’inchiesta campionaria annuale, con aggiornamento semestrale che coinvolge un campione di mille persone tra i 18 e i 65 anni.

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