Immigrati, risorsa vitale per il futuro dell’Europa

Secondo il Consiglio Europeo la crescita del Pil è affidata ai flussi migratori.

Piacerà o meno ai denigratori del melting pot e dell’integrazione tra i popoli, ma l’unica strada per la crescita del Pil europeo passa attraverso la valorizzazione del capitale immateriale costituito degli immigrati. Sono le conclusioni a cui è giunta la Conferenza dei ministri responsabili delle questioni migratorie dei 47 Paesi membri del Consiglio Europeo. Le migrazioni economiche, che pongono anche la spinosa questione della coesione sociale, hanno messo in luce la forza trainante che i migranti possono rappresentare, se integrati nei circuiti produttivi dell’economia europea. L’arrivo degli immigrati, secondo la ricerca presentata dal Comitato europeo sulle migrazioni, si conferma essere complessivamente un bene per il prodotto interno lordo dell’Unione. Quasi una manna in tempi di recessione globale. A livello macroeconomico, è stato calcolato che ad ogni punto percentuale di aumento della popolazione dovuto all’afflusso dei migranti, corrisponda un aumento di 1,25 o 1,5 del prodotto interno lordo del Paese. Quasi una manna in tempi di recessione cronicizzata. Nel caso della Spagna, giusto per citare un caso di studio, l’aumento dell’indice di ricchezza nazionale nell’arco del decennio 1996-2006, è da imputare per il 30% all’apporto dei migranti.

Malgrado a livello produttivo i benefici siano così palpabili, il peso specifico della manodopera straniera nelle politiche di welfare presenta un saldo negativo. Inoltre, gli immigrati, superata la fase di ambientamento, il più delle volte si trasformano in una risorsa imprenditoriale. Lo spirito di intrapresa anima ad esempio il 26,6% della comunità cinese residente in Inghilterra. Fondamentale è il sostegno demografico, in virtù del costante decremento delle nascite che interessa i paesi più ricchi, che si attestano su bassissimi parametri di tassi di natalità. 

È visibile una spaccatura nell’ambito dei Paesi che compongono il Consiglio Europeo. Da un lato le eccedenze di migranti vanno a dare un input forte al prodotto delle nazioni, dall’altra gli Stati di provenienza si svuotano, soffrendo per il depauperamento di intelligenze e di capitale lavoro. Le rimesse degli immigrati, sotto forma di invii di somme in denaro dirette nei paesi di origine, hanno ricadute molto positive sulle economie locali. A questi flussi monetari ormai è impossibile rinunciare, in quanto da un’analisi del flusso dei risparmi, si nota come le entrate dei governi poveri siano pressoché raddoppiate in un quindicennio. I paesi dell’Est sono i primi a godere del massiccio ricorso al money transfer. In Albania le rimesse equivalgono al 75% degli introiti dell’export nazionale,  per la Moldavia al 22% del Pil. Per concludere, la coesione sociale e l’inclusione si configurano come un le uniche vie percorribili per disegnare un futuro di convivenza multiculturale. Bisogna dare l’opportunità di partecipare ai migranti alla vita pubblica, anziché creare barriere preoccupanti per le seconde e le terze generazioni di immigrati, senza i quali la costruzione di un’Europa unita non è affatto sostenibile.      

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