Lavoratori delusi, la globalizzazione aiuta

La destinazione preferita sono gli Stati Uniti, seguiti da Gran Bretagna, Spagna, Canada e Australia. Al sesto posto compaiono a sorpresa gli Emirati Arabi Uniti, grazie al boom di Dubai. Quanto ai datori di lavoro, preferiscono reclutare soprattutto lavoratori cinesi, poi americani e indiani. E non si sta parlando di “carne da lavoro”, ma di personale ad alta professionalità.

La “globalizzazione dei cervelli” può assumere l’aspetto di fuga degli stessi – come nel triste caso italiano – o di “spreco“, quando i lavoratori emigrano per fare lavori meno qualificati di quelli che farebbero in patria.
Ma oggi si parla anche di “brain export“: si verifica quando un emigrato restituisce al proprio Paese più di quanto gli abbia tolto trasferendosi, in termini di rimesse e – al momento del ritorno a casa – transfer tecnologico e contributo all’educazione della forza lavoro locale.

E tu:

SEI SODDISFATTO DL TUO LAVORO?
LAVORERESTI ALL’ESTERO?

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Lavoratori delusi, la globalizzazione aiuta