Lavoro, statali sempre più precari: i dati che preoccupano

Nella PA sono in aumento i contratti a tempo determinato: più di un dipendente su dieci è precario

Anche nella Pubblica Amministrazione si estende la piaga del precariato. A confermarlo sono le tabelle della Ragioneria generale dello Stato (Rgs), che ha evidenziato che 1 dipendente su 10 nella PA non è stabile.

A oggi gli assunti statali sono 3,3 milioni. Tra questi, 340 mila, ossia l’11,2%, sono precari. Il trend è in crescita visto che nel giro di un anno la scarsa stabilità lavorativa nella PA è cresciuta dell’8,8%. Sulla spinosa questione è già intervenuta anche l’Ue, che sul finire di luglio, dopo aver analizzato la singola situazione, ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia.

I dati che fanno crescere il precariato statale si riscontrano in particolare nell’ambito della scuola, settore in cui ci sono circa 55 mila persone in attesa di essere messe sotto contratto a tempo indeterminato. Altra nota dolente riguarda la sanità: secondo la Rgs, in questo settore non c’è mai c’è stata così poca stabilità. Nel 2017 i precari erano conteggiati in oltre 45 mila unità.

Nei prossimi mesi, inoltre, si attendono parecchie fuoriuscite da tutti i settori della PA. Entro la fine dell’anno lasceranno il lavoro, causa pensionamento, circa 250 mila lavoratori. Guardando poco oltre, per gli anni successivi al 2019, si prevede che l’esodo raggiungerà le 500 mila unità, con gravi ripercussioni sui servizi pubblici.

Inoltre, ad agosto sappiamo che è disponibile anche per i dipendenti pubblici l’opzione Quota 100. I dati forniti dall’Inps mostrano che le domande di pensione anticipata a decorrere dal mese attuale sarebbero all’incirca 11 mila, di cui 9 mila già evase e altre 2 mila in attesa di chiusura pratica. In aggiunta, a settembre, si dovrebbero registrare ulteriori perdite di personale quando Quota 100 potrà essere sfruttata dagli insegnanti e dal personale ATA.

Tuttavia, sulla vicenda al momento non c’è chiarezza, in quanto i ritardi nella gestione di alcune pratiche potrebbero far slittare l’uscita anticipata di questi dipendenti. Le fuoriuscite saranno in buona parte rimpiazzate a fine 2019, grazie a nuove assunzioni.

I sindacati sostengono comunque che si debba fare di più, soprattutto in particolari settori. “Destabilizzante” è il termine usato dalla Fp Cgil per la situazione riguardante ospedali e scuole, in cui, già da settembre, c’è il rischio di chiusura di alcuni reparti ospedalieri in certe zone e di alcuni edifici dedicati all’infanzia. Nei prossimi mesi le organizzazioni di categoria proseguiranno la protesta, chiedendo a gran voce il rinnovo del contratto a copertura degli anni 2019-2021 per tutti gli statali.

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