Lavoro: smart working o addio. Il fenomeno della Great Resignation

Crescono del 25% le dimissioni volontarie favorite da un mercato del lavoro insolitamente brioso e dalla passione per lo smart working.

E’ stata battezzata Great Resignation o Big Quit e denota una emergente tendenza dei lavoratori dipendenti a lasciare volontariamente il lavoro, soprattutto dopo la pandemia di Covid-19 ed il lockdown. Che la crisi sanitaria abbia cambiato la vita di tutti è indubbio ed ha innescato una crisi economico-sociale d grandi proporzioni, tanto da indurre anche chi ha un posto fisso a scegliere qualcosa di diverso in cambio di un miglioramento della qualità della vita.

Il ruolo dello smart working

Ad innescare questa tendenza ha contribuito anche lo smart working, una forma di lavoro prima quasi sconosciuta in Italia, dove pochissimi avevano avuto esperienze di telelavoro o lavoro agile, due concetti ben diversi e con implicazioni differenti.

Il lavoro smart ha migliorato la vita di tanti, azzerando i tempi degli spostamenti casa-lavoro, migliorando le relazioni familiari ed il tempo dedicato alla cura dei figli e del coniuge. Tanto che la casa si è spostata fuori dalla città ed è divenuta il centro degli interessi delle famiglie, sempre più accessoriata e connessa, ma rigorosamente in centri più piccoli dove la qualità della vita migliora.

Certo ci sarà stato anche l’effetto dello sblocco dei licenziamenti e del turnover, favorito anche dallo scadere di Quota 100, ma il fenomeno dei licenziamenti volontari ha conosciuto un aumento sorprendente.

Boom di licenziamenti volontari

Se da un lato mancano gli addetti che le aziende cercano – operai specializzati, falegnami, idraulici, ingegneri – dall’altro aumentano le Partite IVA, quindi la popolazione degli “autonomi” e le dimissioni volontarie.

Secondo il Ministero del Lavoro, nel secondo trimestre di quest’anno quasi mezzo milione di persone ha optato per le dimissioni volontarie, in aumento dlel’85% rispetto al 2020, non per restare inattivo, ma per trovare una soluzione più consona. Un numero che arriva a 770mila alla fine di ottobre, secondo le statistiche della Banca d’Italia, 40mila in più del periodo pre-pandemia.

Una tendenza che riguarda per il 90% l’industria, più legata alle dinamiche del “timbrare il cartellino”, e sicuramente più il Nord Italia che il mezzogiorno.

Colpiti anche gli Stati Uniti

I fenomeno della Great Resignation è nato in USA, dove il mercato del lavoro è sicuramente più dinamico. Secondo il Bureau of Labor Statistics circa 4 milioni di americani hanno lasciato il lavoro. Le dimissioni hanno raggiunto il picco ad aprile e sono rimaste insolitamente alte, raggiungendo un record di 10,9 milioni di posti di lavoro aperti alla fine di luglio.

Un sondaggio ha anche rivelato che i tassi di dimissioni volontarie sono più alte fra i dipendenti a metà carriera, in un’età compresa fra 30 e 45 anni, che registrano un aumento medio di oltre il 20% tra il 2020 e il 2021.

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