Lavoro, rinnovo contratto statali: l’Aran convoca i sindacati per l’8 novembre

(Teleborsa) – Statali pronti a dare battaglia per il rinnovo contrattuale. “Siamo pronti a partire col piede giusto per arrivare a un contratto innovativo che punti ad un nuovo protagonismo delle lavoratrici e dei lavoratori per migliorare i servizi ai cittadini”, ha dichiarato la Funzione Pubblica Cgil in relazione all’incontro in programma l’8 novembre prossimo con i sindacati fissato dall’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni. “Andremo al confronto forti di una condivisione delle organizzazioni sindacali confederali circa le questioni centrali e che riguardano l’obiettivo di innovare il contratto e la contrattazione, garantendo più diritti e più salario”.

Scendendo nel dettaglio il sindacato rivendica “un aumento del salario per non meno di 85 euro mensili e l’affermazione di relazioni sindacali più forti che ristabiliscano la superiorità del contratto sulla legge, rilanciando la contrattazione in tutti i posti di lavoro e il ruolo delle Rsu”. Inoltre, “lavoreremo per migliorare le condizioni di lavoro, con più diritti per le lavoratrici e i lavoratori, su temi quali le ferie, la malattia e i permessi retribuiti. Così come nostro obiettivo sarà il superamento del precariato, insieme al rafforzamento delle tutele”, conclude la Funzione Pubblica Cgil.

Sul tema del precariato è intervenuta anche la ministra per la semplificazione e la pubblica amministrazione, Marianna Madia, a seguito dei commenti del Papa sul precariato storico nella Pubblica Amministrazione. “Ritengo che le parole del Papa sulla Pubblica amministrazione siano parole giuste”, ha dichiarato la Madia, aggiungendo che “è innegabile che in Italia il criterio del massimo ribasso, soprattutto nell’assegnazione degli appalti pubblici, abbia determinato molte storture e a pagare sono stati i lavoratori. Per questo abbiamo voluto approvare un nuovo codice degli appalti”. “Abbiamo evitato che chi rimane nella pubblica amministrazione rimanga vittima della trappola della precarietà. Già molte situazioni di precariato nella Pubblica amministrazione le abbiamo superate come ad esempio nel mondo delle educatrici dei nidi. Tante persone erano precarie, da Palermo a Roma, e oggi non lo sono più”. “Abbiamo approvato una norma che consentirà a tutte le amministrazioni pubbliche di assumere coloro che da troppi anni sono precari. Questo lo abbiamo fatto per la dignità di queste persone ma anche per migliorare la qualità dei servizi per tutti i cittadini”, ha concluso la Madia.

Dopo il Ponte di Ognissanti, dunque, riparte la trattativa all’Aran. Si ricomincia dal comparto della Pubblica amministrazione centrale, gli statali in senso stretto (Ministeri, Inps, Agenzie fiscali), per i quali già si erano tenute le prime riunioni. Presto toccherà anche alla Sanità. Una delle contrattazioni più attese è quella sulla Scuola, dove opera un terzo di tutta la PA e gli stipendi sono tra i più bassi del pubblico impiego. Ma quello che doveva rappresentare il contratto della svolta, dopo quasi un decennio di inaudito blocco adottato solo per il comparto pubblico, si sta rivelando un “contentino”, visto che le trattative che si stanno avviando possono contare su risorse a di poco inadeguate, dichiara il sindacato Anief. Nella legge di Bilancio 2018, i finanziamenti si fermano a 2 miliardi e 850 milioni di euro ai rinnovi, per il triennio 2016-2018. Sono talmente pochi che solo per il comparto Scuola servirebbe altri 2,3 miliardi di euro.

“Il confronto della parte pubblica con i sindacati servirà solo a ratificare l’accordo del 30 novembre dello scorso anno, adottando dei criteri che faranno oscillare avanti e indietro quell’incremento in busta paga – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – . Significa che alcuni lavoratori della scuola potranno contare su cifre vicine ai 100 euro, altri si fermeranno probabilmente a 60 euro. La sostanza comunque non cambierà di molto: perché si tratta sempre di cifre lorde, quindi di fatto un docente o Ata dovrà aspettarsi un incremento netto che potrà variare dai 30 ai 50 euro. Gli incontri che si svolgeranno nei prossimi mesi serviranno a capire quali sono i parametri da adottare per far pendere la bilancia da una o dall’altra parte. In ogni caso, anche coloro che percepiranno gli aumenti maggiori si ritroveranno con uno stipendio ancora fortemente inferiore al tasso d’inflazione, che nell’ultimo periodo è salito del 15 per cento, e a quello dei colleghi di quasi tutti i Paesi europei. Rispetto ai docenti tedeschi, che tra l’altro vanno in pensione con circa 25 anni di servizio e pure senza grosse penalizzazioni, i nostri insegnanti lavorano di più e continueranno a percepire quasi la metà”.

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